Inclusione non è uno slogan. È normalità.

Inclusione non ha bisogno di slogan
Spesso parliamo di disabilità e inclusione. Se ne parla nei dibattiti, nelle scuole, nei social, nei programmi televisivi. Eppure, troppo spesso, ciò che viene chiamato “inclusione” rischia di trasformarsi in rappresentazione. Mi è capitato di vedere persone con disabilità intellettiva ospitate in TV con addosso magliette con scritte che richiamano l’uguaglianza e inclusionre. Un messaggio che vorrebbe essere rassicurante. Positivo. Accettabile. Ma mi chiedo: perché c’è bisogno di dirlo?
Se devo sottolineare che “sono come te”, significa che, inconsciamente, sto tracciando una linea. Sto marcando una distanza. Sto evidenziando una differenza che non dovrebbe aver bisogno di essere giustificata. L’inclusione vera non ha bisogno di slogan stampati. Non ha bisogno di enfatizzare la fragilità per renderla visibile. Non ha bisogno di trasformare le persone in simboli. L’inclusione autentica è normalità. È invitare una persona per quello che sa fare, non per ciò che rappresenta.

È raccontare storie senza costruire eroi o vittime. La disabilità non è una scenografia.
Non è un contenuto emotivo da share. È parte della vita. E la vita, quando è vissuta insieme, non ha bisogno di spiegazioni. Forse il vero passo avanti sarà il giorno in cui non dovremo più scrivere “sono come te”. Perché avremo capito che nessuno deve dimostrare di esserlo. L’inclusione non si indossa. Si pratica. Ogni giorno. Con naturalezza. Ivan Loriso e Marco Fasanella
Fondatore e Collaboratore di Abileconte.it