Le Disabilità: da Roma a Foggia una nuova visione condivisa tra istituzioni, imprese e comunità

Non un semplice convegno, ma un vero laboratorio culturale e sociale.

Roma, 14 febbraio 2026 – Confimprenditori, Lungotevere dei Mellini 44

Il 14 febbraio 2026, a Roma, Confimprenditori ha ospitato il convegno nazionale “Le disabilità – Una narrazione verso una visione”, un momento di confronto tra istituzioni, protagonisti della società civile, rappresentanti aziendali e voci dell’associazionismo, per riflettere sull’attualità, le sfide e i possibili orizzonti inclusivi nel nostro Paese. Tra gli interventi istituzionali più attesi quello di Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità, impegnata nella riforma organica della materia e nella promozione dell’autonomia e della vita indipendente. L’On. Antonio Maria Rinaldi, ha posto l’attenzione non solo sulla dimensione storica e sociale della disabilità nelle grandi città come Roma, ma anche sulla necessità di snellire le pratiche burocratiche per le persone con disabilità, semplificando procedure amministrative e tempi di accesso ai servizi, affinché i diritti non restino sulla carta ma diventino strumenti concreti di autonomia. Tra gli interventi di rilievo quello del dott. Pastorella, Global Chief Sustainability Development. Nel suo intervento ha sottolineato il ruolo della sostenibilità come leva di impatto sociale, evidenziando come sport, iniziative comunitarie e responsabilità d’impresa possano generare inclusione reale e opportunità per le persone in condizioni di vulnerabilità. La sostenibilità, è stato ribadito, non può prescindere dall’inclusione. Nel campo dell’innovazione tecnologica, il contributo di Pedius è stato citato come esempio concreto di abbattimento delle barriere comunicative: l’app consente alle persone sorde di effettuare telefonate in autonomia tramite trascrizione in tempo reale. Pedius è anche il nome della Startup fondata da Lorenzo di Ciaccio nel 2013 ideatore dell’app. Un esempio di come la tecnologia possa abbattere barriere comunicative e restituire maggiore indipendenza quotidiana. Sempre nella sfera della mobilità, testimonianze come quelle raccolte attorno all’esperienza del taxi accessibile di Marco D’Alessio, raccontano le potenzialità di servizi di trasporto pensati per persone con disabilità motorie, con un chiaro impatto sulla libertà di movimento e sulla qualità della vita.

Tra le voci protagoniste e piu autorevoli dell’evento c’è stata quella dell’Associazione Socio-Culturale – Sportivo Dilettantistica per la Riabilitazione e l’Inclusione della Persona Disabile (Assorì) di Foggia, realtà storica della Puglia impegnata da decenni nella promozione dell’inclusione sociale e culturale delle persone con disabilità. Fondata negli anni Ottanta da genitori, educatori e professionisti come Pia Colabella e Costanzo Mastrangelo, Assorì è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento territoriale, sviluppando percorsi educativi, centri polivalenti, attività sportive, servizi di formazione e azioni di riabilitazione comunitaria. L’intervento dell’Associazione Assori ha ribadito che l’inclusione vera nasce nei territori, nelle famiglie, nelle relazioni quotidiane. Uno dei momenti più intensi è stato il tuo contributo di Ivan Loriso, autore del libro “La mia Forza e la mia Debolezza” e fondatore del blog Abileconte.it.  La presentazione del libro  ha rappresentato una testimonianza diretta di resilienza e consapevolezza, mentre il blog è stato raccontato come piattaforma di advocacy, cultura e inclusione narrativa. Nel corso del convegno infine è intervenuta anche la fisioterapista Raffaella Bonfazzi, che ha posto l’attenzione sul valore della relazione terapeutica nel percorso di cura. Ogni paziente non è una diagnosi, ma una storia, un vissuto, un progetto di vita. La fisioterapia diventa efficace quando si costruisce un’alleanza basata sull’ascolto, sul rispetto e sulla personalizzazione del trattamento.

Un ringraziamento speciale va agli ideatori e organizzatori di questa iniziativa Dott. Daniele Ambrogio Turis e Dott.essa Miriam Ventura

7 Febbraio; Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo

Quando il coraggio parla: la voce di Marco contro bullismo e cyberbullismo

Ci sono parole che nascono dalla testa. E poi ci sono parole che nascono dal cuore. Quelle di Marco appartengono alla seconda categoria. Marco è un ragazzo con sindrome di Down. Mi ha inviato un testo in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, celebrata il 7 febbraio. L’ho letto lentamente, più volte. Non perché fosse difficile da capire, ma perché era difficile non emozionarsi. Dentro quelle righe c’è la voce di chi ha vissuto, osservato e compreso cosa significa essere giudicati, esclusi o presi di mira solo per essere se stessi. Il bullismo non è un gioco. Marco scrive una frase che dovrebbe diventare patrimonio comune: “Il bullismo non è un gioco, non è divertente e fa molto male.” E purtroppo è una verità che conosciamo bene. Il bullismo non vive solo nei corridoi delle scuole. Vive nello sport, nei luoghi di aggregazione, nei gruppi social e, sempre più spesso, dietro uno schermo. Il Cyberbullismo ha una particolarità ancora più pericolosa: rende l’offesa distante, apparentemente senza conseguenze. Ma chi riceve quelle parole le sente in modo profondissimo. Le parole entrano nella testa. Entrano nel cuore. E a volte restano per sempre. Quando la diversità diventa un bersaglio Le persone con disabilità, spesso, diventano bersagli facili. Non perché siano più deboli, ma perché viviamo ancora in una società che fatica ad accettare ciò che è diverso dagli schemi tradizionali. Marco lo racconta con semplicità disarmante: nessuno dovrebbe essere preso di mira per quello che è. Ed è proprio qui che nasce il vero tema culturale. La disabilità non è un limite sociale. Il limite sociale è lo sguardo discriminante di chi non riesce ad accogliere la diversità. Il peso delle parole Viviamo nell’epoca dei commenti veloci, dei messaggi scritti senza riflettere, dell’ironia usata come scudo per giustificare l’offesa. Marco ci ricorda che l’ironia non può diventare un alibi per l’odio. Prima di scrivere bisogna pensare. Prima di pubblicare bisogna rispettare. Perché la libertà di parola è un diritto fondamentale, ma non può mai trasformarsi in violenza.  Spesso chi subisce bullismo si chiude nel silenzio. E il silenzio è il terreno dove il bullismo cresce. Chiedere aiuto non è debolezza. È dignità. È forza. Scuole, famiglie, educatori, psicologi, associazioni e istituzioni esistono proprio per proteggere e accompagnare chi vive queste difficoltà. Anche chi guarda ha una responsabilità Il bullismo non è solo un rapporto tra bullo e vittima. Esiste una terza figura: chi assiste e resta in silenzio. Marco lancia un messaggio forte anche a loro: restare zitti significa lasciare vincere il bullismo. A volte basta poco: una parola di sostegno una segnalazione un gesto di vicinanza. Piccoli gesti che possono cambiare una storia. Lo sport e la scuola devono essere luoghi di inclusione C’è un passaggio che mi ha colpito particolarmente, perché racconta perfettamente anche la missione di Abileconte: “La scuola è di tutti. Lo sport è di tutti. La società è di tutti.” Lo sport inclusivo, che raccontiamo ogni giorno nel nostro blog, dimostra proprio questo. Quando si abbattono le barriere, emergono talenti, relazioni e crescita personale.

Marco conclude con un messaggio che dovrebbe far riflettere tutti:
Il bullismo non rende forti. La vera forza è rispettare. La vera forza è proteggere. La vera forza è includere.  La voce che rompe il silenzio. Io credo profondamente nel valore delle testimonianze. Credo nella forza delle storie vere. Credo nel coraggio di chi decide di metterci la faccia. Marco rappresenta tutto questo. Parla per sé stesso, ma parla anche per chi non trova ancora il coraggio di farlo. Per chi soffre in silenzio. Per chi spegne il telefono per non leggere altri insulti. Un messaggio che diventa impegno La Giornata contro il bullismo non può essere solo una ricorrenza simbolica. Deve diventare un impegno quotidiano. Ogni parola gentile scelta al posto di un insulto è una piccola rivoluzione. Ogni gesto di inclusione costruisce una società migliore. Il rispetto viene prima di tutto.Marco ci ricorda una verità semplice ma potentissima: La diversità non è un difetto. È un valore. E forse il cambiamento parte proprio da qui. Dalla capacità di guardare l’altro non come qualcosa da giudicare, ma come qualcuno da conoscere. Grazie Marco Grazie per aver condiviso il tuo pensiero. Basta bullismo. Basta cyberbullismo. Sì al rispetto. Sì all’inclusione.

“articolo dedicato a Marco Fasanella”

Marco Fasanella: lo sport come passione, sacrificio e vittoria

La maglia azzurra come simbolo di appartenenza

Lo sport è passione, disciplina e condivisione. Per Marco Fasanella rappresenta tutto questo e molto di più. Il suo percorso sportivo racconta la storia di un atleta che ha trasformato il calcio in un terreno di crescita personale, dimostrando che il talento e la determinazione non conoscono limiti. Marco è uno dei protagonisti del calcio a 5 FISDIR, la federazione che promuove lo sport per atleti con disabilità intellettivo-relazionali. La sua carriera nasce dalla passione per il pallone, coltivata con costanza e spirito di sacrificio, qualità che lo hanno portato a vestire la maglia della Nazionale italiana. Indossare la maglia della Nazionale rappresenta per ogni atleta un traguardo straordinario. Per Marco Fasanella è diventato il simbolo di un percorso costruito attraverso allenamenti intensi, impegno e dedizione. Il momento più alto della sua carriera arriva nel 2017, quando conquista il titolo mondiale di calcio a 5 per atleti con sindrome di Down. Una vittoria che ha segnato una pagina importante dello sport inclusivo italiano, portando la Nazionale sul tetto del mondo. Quel successo non è stato soltanto un risultato sportivo, ma la dimostrazione concreta di come il lavoro di squadra, la preparazione atletica e la forza mentale possano portare a risultati straordinari. Il percorso sportivo di Marco è costruito su valori fondamentali. L’allenamento costante rappresenta la base del suo rendimento, un momento in cui si sviluppano tecnica, resistenza e concentrazione.

Nel calcio a 5 ogni movimento è studiato, ogni azione nasce dalla collaborazione tra compagni di squadra. Marco incarna perfettamente lo spirito di gruppo, dimostrando quanto la fiducia reciproca e il rispetto siano elementi fondamentali per raggiungere grandi risultati. Le competizioni internazionali a cui ha partecipato nel corso della carriera, tra mondiali, tornei europei e manifestazioni sportive dedicate, hanno contribuito a consolidare il suo ruolo all’interno del movimento sportivo paralimpico. La carriera di Marco Fasanella rappresenta un esempio concreto dell’evoluzione dello sport inclusivo. Il calcio a 5 FISDIR continua a crescere grazie ad atleti che, come lui, portano qualità tecnica e valori sportivi dentro e fuori dal campo. Il suo percorso dimostra come lo sport sia uno spazio in cui contano la preparazione, la passione e la voglia di migliorarsi. Ogni competizione diventa un’occasione per confrontarsi, crescere e contribuire allo sviluppo dello sport paralimpico italiano. Nel percorso sportivo di Marco, le medaglie e i trofei rappresentano traguardi importanti, ma il vero successo è la continuità, la capacità di rimanere protagonista nel tempo attraverso l’impegno e la determinazione. La sua storia sportiva racconta come il calcio possa diventare uno strumento di crescita, un ambiente in cui sviluppare capacità tecniche e valori che rendono lo sport un’esperienza unica. Marco Fasanella continua a rappresentare un punto di riferimento per il calcio a 5 inclusivo, dimostrando che la passione per lo sport è una forza capace di superare ogni ostacolo e di trasformare ogni partita in un’occasione per scrivere nuove pagine di sport.