Quando il coraggio parla: la voce di Marco contro bullismo e cyberbullismo
Ci sono parole che nascono dalla testa. E poi ci sono parole che nascono dal cuore. Quelle di Marco appartengono alla seconda categoria. Marco è un ragazzo con sindrome di Down. Mi ha inviato un testo in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, celebrata il 7 febbraio. L’ho letto lentamente, più volte. Non perché fosse difficile da capire, ma perché era difficile non emozionarsi. Dentro quelle righe c’è la voce di chi ha vissuto, osservato e compreso cosa significa essere giudicati, esclusi o presi di mira solo per essere se stessi. Il bullismo non è un gioco. Marco scrive una frase che dovrebbe diventare patrimonio comune: “Il bullismo non è un gioco, non è divertente e fa molto male.” E purtroppo è una verità che conosciamo bene. Il bullismo non vive solo nei corridoi delle scuole. Vive nello sport, nei luoghi di aggregazione, nei gruppi social e, sempre più spesso, dietro uno schermo. Il Cyberbullismo ha una particolarità ancora più pericolosa: rende l’offesa distante, apparentemente senza conseguenze. Ma chi riceve quelle parole le sente in modo profondissimo. Le parole entrano nella testa. Entrano nel cuore. E a volte restano per sempre. Quando la diversità diventa un bersaglio Le persone con disabilità, spesso, diventano bersagli facili. Non perché siano più deboli, ma perché viviamo ancora in una società che fatica ad accettare ciò che è diverso dagli schemi tradizionali. Marco lo racconta con semplicità disarmante: nessuno dovrebbe essere preso di mira per quello che è. Ed è proprio qui che nasce il vero tema culturale. La disabilità non è un limite sociale. Il limite sociale è lo sguardo discriminante di chi non riesce ad accogliere la diversità. Il peso delle parole Viviamo nell’epoca dei commenti veloci, dei messaggi scritti senza riflettere, dell’ironia usata come scudo per giustificare l’offesa. Marco ci ricorda che l’ironia non può diventare un alibi per l’odio. Prima di scrivere bisogna pensare. Prima di pubblicare bisogna rispettare. Perché la libertà di parola è un diritto fondamentale, ma non può mai trasformarsi in violenza. Spesso chi subisce bullismo si chiude nel silenzio. E il silenzio è il terreno dove il bullismo cresce. Chiedere aiuto non è debolezza. È dignità. È forza. Scuole, famiglie, educatori, psicologi, associazioni e istituzioni esistono proprio per proteggere e accompagnare chi vive queste difficoltà. Anche chi guarda ha una responsabilità Il bullismo non è solo un rapporto tra bullo e vittima. Esiste una terza figura: chi assiste e resta in silenzio. Marco lancia un messaggio forte anche a loro: restare zitti significa lasciare vincere il bullismo. A volte basta poco: una parola di sostegno una segnalazione un gesto di vicinanza. Piccoli gesti che possono cambiare una storia. Lo sport e la scuola devono essere luoghi di inclusione C’è un passaggio che mi ha colpito particolarmente, perché racconta perfettamente anche la missione di Abileconte: “La scuola è di tutti. Lo sport è di tutti. La società è di tutti.” Lo sport inclusivo, che raccontiamo ogni giorno nel nostro blog, dimostra proprio questo. Quando si abbattono le barriere, emergono talenti, relazioni e crescita personale.
Marco conclude con un messaggio che dovrebbe far riflettere tutti:
Il bullismo non rende forti. La vera forza è rispettare. La vera forza è proteggere. La vera forza è includere. La voce che rompe il silenzio. Io credo profondamente nel valore delle testimonianze. Credo nella forza delle storie vere. Credo nel coraggio di chi decide di metterci la faccia. Marco rappresenta tutto questo. Parla per sé stesso, ma parla anche per chi non trova ancora il coraggio di farlo. Per chi soffre in silenzio. Per chi spegne il telefono per non leggere altri insulti. Un messaggio che diventa impegno La Giornata contro il bullismo non può essere solo una ricorrenza simbolica. Deve diventare un impegno quotidiano. Ogni parola gentile scelta al posto di un insulto è una piccola rivoluzione. Ogni gesto di inclusione costruisce una società migliore. Il rispetto viene prima di tutto.Marco ci ricorda una verità semplice ma potentissima: La diversità non è un difetto. È un valore. E forse il cambiamento parte proprio da qui. Dalla capacità di guardare l’altro non come qualcosa da giudicare, ma come qualcuno da conoscere. Grazie Marco Grazie per aver condiviso il tuo pensiero. Basta bullismo. Basta cyberbullismo. Sì al rispetto. Sì all’inclusione.
“articolo dedicato a Marco Fasanella”

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