Natale in Ospedale

Il Natale visto dal letto d’ospedale

Il Natale, per molti, ha il profumo dei dolci appena sfornati, il rumore delle risate in casa, le luci che scaldano le strade e il cuore. Ma c’è un luogo in cui tutto questo arriva ovattato, quasi distante: una stanza d’ospedale.

Dal letto, il Natale non si vede davvero. Non si respira. Si immagina.
Il soffitto bianco diventa il cielo su cui proiettare ricordi: l’albero addobbato a casa, una tavola apparecchiata con cura, una voce amata che chiama per nome. Il paziente chiude gli occhi e prova a sentire il calore che ora manca, mentre il tempo sembra sospeso tra una flebo e il passo silenzioso di un infermiere nel corridoio. In ospedale il Natale è fatto di attese. Attese di notizie, di miglioramenti, di un dolore che si attenua. È un Natale fragile, come il corpo che lotta, ma incredibilmente intenso. Perché quando tutto si ferma, le emozioni diventano più vere, più nude.

E poi ci sono loro: i familiari.
Si aggrappano a un sorriso, a uno sguardo, a una parola sussurrata. Portano in una borsa un po’ di casa: una foto, un biglietto, magari un piccolo addobbo appeso vicino al letto. Cercano di essere forti, anche quando la voce trema. Anche quando vorrebbero solo dire: “Vorrei essere altrove, ma non senza di te”. Il Natale in ospedale non ha pacchi regalo, ma ha presenze. Non ha brindisi rumorosi, ma mani che si stringono forte. È un Natale che insegna il valore dell’essenziale: esserci, anche nel silenzio. Amarsi, anche nella paura.

Su Abileconte.it vogliamo ricordare che, anche quando la magia sembra lontana, il Natale può vivere in un gesto, in un pensiero, in una speranza condivisa. Perché a volte la luce più vera non viene dalle decorazioni, ma dal cuore di chi, nonostante tutto, continua a credere nel domani.

La storia di Marco Priolo, tra identità, sport e sogni olimpici

“Sono ancora sul pezzo”:

Dietro a una frase semplice come “Sono ancora sul pezzo” c’è molto più di una buona condizione atletica. C’è una vita intera. C’è la storia di Marco Priolo, atleta paralimpico di snowboard, originario del Monregalese, che negli anni ha saputo trasformare la disabilità in una strada possibile, concreta, faticosa ma profondamente sua. Priolo ha un braccio amputato, una condizione che avrebbe potuto allontanarlo dallo sport ad alto livello e sconfiggerlo moralmente. Marco Invece, grazie alla passione, alla disciplina e a una determinazione costruita giorno dopo giorno, lo ha portato a vestire più volte la maglia della Nazionale italiana paralimpica. Non senza difficoltà, non senza pause, non senza momenti in cui il futuro sembrava incerto.

La sua carriera non è stata una corsa in discesa. Ci sono stati stop, cambiamenti, fasi di ripensamento e la fatica di rimettersi in discussione. Ma Priolo ha continuato ad allenarsi, spesso lontano dai riflettori, scegliendo di restare fedele a ciò che lo fa sentire vivo. E oggi, con il ritorno in Nazionale, guarda con lucidità e coraggio a un obiettivo che profuma di sogno: Milano-Cortina 2026. Non è solo una storia sportiva. È una storia di identità, di resistenza silenziosa, di fiducia costruita nel tempo. È la dimostrazione che l’abilità non coincide con l’assenza di limiti, ma con la capacità di attraversarli senza smettere di credere in se stessi.

Su Abileconte.it raccontiamo storie come quella di Marco Priolo perché parlano anche di noi. Di tutte le volte in cui abbiamo pensato di essere “fuori gioco”. Di tutte le volte in cui, invece, abbiamo trovato la forza di dire: sono ancora sul pezzo. E finché c’è passione, finché c’è cuore, il traguardo resta possibile. Anche quando sembra lontano. Anche quando nessuno scommette più su di te.

Inail e Comitato Italiano Paralimpico: Lo sport come seconda possibilità

INAIL e il mondo paralimpico: quando la rinascita corre più veloce della paura

Ci sono storie che iniziano con una caduta, con un istante che cambia tutto. Ma ci sono storie che, da quella stessa caduta, imparano a volare. Nel mondo paralimpico, queste storie hanno spesso un alleato prezioso: l’INAIL, un’istituzione che non si limita a curare, ma che sceglie di accompagnare, di credere, di accendere nuove possibilità. Ogni persona che affronta un infortunio sul lavoro o una malattia professionale vive un terremoto interiore: il corpo cambia, la quotidianità si stravolge, le certezze si incrinano. L’INAIL entra in quel momento fragile con un approccio che va oltre la medicina: mette al centro la persona, i suoi tempi, le sue paure, i suoi sogni. Nei centri di riabilitazione e, soprattutto, nel celebre Centro Protesi di Vigorso di Budrio, non si consegnano solo protesi. Si restituisce dignità, autonomia, fiducia. È qui che il cammino dell’INAIL incontra quello del Comitato Italiano Paralimpico (CIP). Insieme, hanno compreso una verità semplice e rivoluzionaria:
lo sport non è soltanto competizione, è cura. È identità. È libertà. Grazie a programmi dedicati, supporto tecnico, orientamento sportivo e strumenti all’avanguardia, sempre più persone scoprono che una disabilità non è un confine, ma un nuovo modo di muoversi nel mondo.

C’è chi impara a nuotare con una protesi, chi torna a correre dopo aver pensato che non lo avrebbe mai più fatto, chi trova nello sport il coraggio di guardarsi allo specchio e dire: “Io valgo ciò che sono, non ciò che ho perso.” Gli atleti che incontriamo nelle piste, nelle piscine o sulle pedane sono ben più che campioni sportivi sono ambasciatori di resilienza, protagonisti di una rivoluzione culturale che l’INAIL sostiene con convinzione: mostrare al mondo che la disabilità non è una sconfitta, ma una condizione da cui può sbocciare un talento inatteso. Ogni loro medaglia racconta un percorso segnato da riabilitazione, volontà e passione. Ogni loro traguardo ricorda che la fragilità può trasformarsi in forza.
Ogni loro sorriso testimonia che il futuro può essere reinventato, anche quando sembra crollare sotto i piedi. La collaborazione tra INAIL e CIP non è solo un progetto sanitario o sportivo: è un messaggio. È l’idea che nessuno debba sentirsi solo. Che la comunità abbia il dovere e il privilegio di sostenere chi affronta un momento difficile. Che l’inclusione sia un valore concreto, costruito giorno dopo giorno, attraverso servizi, opportunità e relazioni. Grazie a questa alleanza, migliaia di persone hanno trovato nello sport un nuovo ruolo, un nuovo equilibrio, un nuovo senso. E l’Italia ha scoperto campioni straordinari, ma soprattutto esseri umani capaci di trasformare la propria ferita in testimonianza e speranza. Alla fine, ciò che INAIL e mondo paralimpico dimostrano è che la vera vittoria è sulla paura, sulla rinuncia, sulla solitudine. È la vittoria di chi sceglie di rialzarsi, di chi accetta la sfida, di chi si rimette in gioco. E allora lo sport diventa molto più di una disciplina: diventa un abbraccio, un motore, un orizzonte.  l’INAIL e il mondo paralimpico ti aiutano a ricordare che, anche spezzati, si può correre più forte di prima.

 

 

Nulla è brutto se raccontato bene

 

La magia della coccinella e la forza delle storie

C’è un piccolo insetto che da sempre accompagna la nostra infanzia: La Coccinella. È l’unico che lasciamo passeggiare sulle nostre dita senza paura, anzi, con un sorriso. Sin da bambini ci hanno insegnato che porta fortuna. E così, quel piccolo guscio rosso a pois neri è diventato un simbolo di fiducia, di speranza e di bellezza. Ma in realtà, la coccinella ci insegna molto di più: nulla è brutto, se raccontato bene. Anche ciò che potrebbe spaventare o sembrare insignificante.  È lo stesso che accade con le storie di Abileconte.it. Raccontare il vissuto delle persone con delicatezza, luce e rispetto significa restituire dignità, speranza e coraggio. Significa trasformare ferite in forza, limiti in possibilità, dolore in insegnamento. Ogni racconto è come una coccinella che si posa sulla mano: piccolo, fragile, ma capace di trasmettere una sensazione di meraviglia e di fortuna a chi lo accoglie. Abileconte.it è proprio questo: ricordare al mondo che la vita, anche quando sembra dura, porta con sé bellezza, se sappiamo fermarci ad ascoltarla e a raccontarla. Perché la vera fortuna non è aspettare che arrivi una coccinella.
La vera fortuna è imparare a guardare la vita con gli occhi di chi sa trasformare ogni storia in un dono.