Da piccoli sapevamo una cosa che da adulti sembriamo aver dimenticato. I nostri giochi rotti non perdevano valore. Quel supereroe senza una mano restava il più forte di tutti. Quella bambola un po’ consumata era la più bella, la più amata, la più scelta. Non li mettevamo da parte. Non finivano in cantina. Giocavano insieme agli altri, ogni giorno. Ecco, quel paradigma dovremmo portarlo con noi anche nella vita adulta.
Una persona che perde l’integrità fisica non perde la propria identità.
Non perde dignità. Non perde valore. Rimane una persona. E una persona di valore.
Non possiamo accettare l’idea che una difficoltà, un limite fisico o una disabilità diventino un motivo per essere messi ai margini, ignorati, ridotti a ciò che “manca”.
Perché ciò che conta davvero non si rompe.
Da bambini lo sapevamo istintivamente:
il valore non sta nella perfezione, ma nella presenza. Nell’essere parte del gioco.
Nell’essere insieme agli altri.
Forse crescere significa anche questo:
ritrovare quello sguardo semplice e vero
e ricordarci che nessuno merita di essere lasciato in disparte. Nemmeno nella vita.
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