30 Maggio Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla: conoscere per includere

Il 30 Maggio di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, un’occasione importante per accendere i riflettori su una patologia neurologica cronica che coinvolge milioni di persone nel mondo. La sclerosi multipla non è sempre visibile agli occhi degli altri, ma può influire profondamente sulla vita quotidiana, sul lavoro, sulle relazioni e sull’autonomia delle persone che ne convivono ogni giorno. Informare, sensibilizzare e promuovere una cultura dell’inclusione significa contribuire a costruire una società più attenta ai bisogni di tutti, dove la fragilità non diventi mai motivo di esclusione. La consapevolezza è il primo passo verso il rispetto, la comprensione e la piena partecipazione di ogni persona alla vita della comunità.

 

Human Frequency: le storie diventano suono

Ci sono storie che non nascono per diventare semplicemente un racconto.
Ci sono storie che diventano vibrazioni, emozioni, connessioni capaci di attraversare le persone. È da questa idea che nasce Human Frequency, il nuovo progetto creato da Ivan Loriso, autore del libro “La mia forza e la mia debolezza” e fondatore del blog abileconte.it⁠ insieme a Daniele D’Andrea, in arte Dekuma, producer e DJ originario di San Severo. È un progetto umano che vuole utilizzare l’arte, le frequenze sonore e la comunicazione emotiva per avvicinare soprattutto i più giovani ai temi sociali, all’inclusione e alla fragilità umana. Perché oggi parlare ai giovani significa anche trovare nuovi linguaggi. E la musica è uno dei linguaggi più potenti che esistano. Dietro Human Frequency ci sono due percorsi diversi, accomunati dalla stessa malattia e dalla stessa volontà di trasformare il dolore in qualcosa capace di generare valore umano. Da una parte Ivan Loriso, che negli anni ha raccontato attraverso il suo libro “La mia forza e la mia debolezza” e attraverso il blog il tema della disabilità, dell’accessibilità, dell’inclusione e della dignità delle persone fragili, cercando di costruire uno spazio capace di dare voce a storie spesso invisibili. Dall’altra parte Daniele D’Andrea, classe 1991, conosciuto artisticamente come Dekuma. La sua storia parte da San Severo e dalla musica elettronica. A soli 11 anni si avvicina al mondo del djing, trovando nella musica un rifugio dalle difficoltà familiari e dalla durezza della realtà quotidiana. A 15 anni inizia il suo percorso artistico nei club del centro-sud Italia, vivendo la musica elettronica come libertà, espressione e identità. Negli anni cresce artisticamente, collabora con diversi artisti locali, organizza eventi, crea il suo primo studio di registrazione e sperimenta nuovi linguaggi musicali tra elettronica e hip hop. Nel 2019 parte per la Germania, dove perfeziona le proprie competenze nel mixing e nella produzione musicale. Dekuma. Un nome che racchiude significati profondi. “DE” richiama la parola demielinizzazione, un aspetto che caratterizza la sua  malattia, ma anche il concetto di decibel e frequenza sonora. “KUMA”, invece, in giapponese significa orso, simbolo di forza interiore, resistenza e rinascita. Ed è proprio qui che il suo percorso incontra quello di Ivan Loriso. Due persone accomunate dalla malattia rara  CIDP (Polineuropatia infiammatoria demielinizzante cronica) , dalla sofferenza passata e presente, dalla fragilità e dalla volontà di non lasciare che il dolore resti soltanto qualcosa di privato. Ivan attraverso la scrittura, la sensibilizzazione e il racconto umano. Dekuma attraverso la musica, i bassi, le frequenze e le emozioni. Nasce così Human Frequency. Un progetto che vuole trasformare storie vere in connessione autentica. Un percorso artistico e sociale che utilizza la musica come strumento per parlare alle nuove generazioni di temi spesso considerati lontani o difficili: disabilità, depressione, solitudine, rinascita, salute mentale, inclusione e resilienza. L’obiettivo è far capire ai più giovani che dietro ogni persona esiste una storia che merita di essere ascoltata. Human Frequency vuole abbattere il muro tra intrattenimento e consapevolezza sociale. Vuole dimostrare che anche la musica elettronica, spesso vista soltanto come evasione o divertimento, può diventare un mezzo per creare empatia, riflessione e umanità. Perchè alcune frequenze riescono ad arrivare dove le parole da sole non bastano. Il primo singolo di Human Frequency uscirà a giugno 2026, segnando l’inizio ufficiale di un progetto che vuole trasformare la musica in uno strumento di connessione umana e sensibilizzazione sociale.

                                      

Si ringrazia lo studio Room 71016 di Pasquale lo Zito e Pasquale D’Agostino per la collaborazione e per il supporto.  

 

La spesa accessibile: una sfida quotidiana di cui si parla troppo poco

Quando si parla di accessibilità, spesso immaginiamo grandi temi: trasporti, viaggi, barriere architettoniche, turismo inclusivo. Tutto fondamentale. Ma la vera inclusione si misura soprattutto nella quotidianità, nei gesti più semplici, quelli che per molti sono automatici. Uno di questi è fare la spesa. Entrare in un supermercato dovrebbe essere un’azione normale, spontanea, libera. Eppure, per tante persone con disabilità, anziani o persone con difficoltà motorie temporanee, può trasformarsi in un percorso pieno di ostacoli invisibili agli occhi degli altri. Tornelli stretti, scaffali troppo alti, corsie difficili da attraversare, casse automatiche complicate, pavimenti scivolosi o passaggi alternativi poco chiari: piccoli dettagli che, sommati, possono togliere autonomia e serenità. Il problema non è soltanto fisico. Spesso pesa anche la sensazione di dover chiedere continuamente aiuto per compiere azioni che dovrebbero poter essere vissute in libertà. E quando l’autonomia viene meno, anche la semplicità delle cose cambia significato. Parlare di “spesa accessibile” significa allora parlare di dignità. Perché l’accessibilità non è un favore, ma un diritto che migliora la vita di tutti: delle persone con disabilità, dei genitori con passeggini, degli anziani, di chi vive un momento di fragilità temporanea. Una società davvero inclusiva nasce dall’attenzione ai dettagli. Dall’ascolto di chi vive ogni giorno certe difficoltà. Dalla capacità di progettare luoghi che non escludano nessuno. Migliorare è possibile.

 

La forza di trovare un senso, anche nelle difficoltà

Ci sono momenti della vita in cui tutto sembra spingere verso il basso. La stanchezza, le delusioni, la paura del futuro, il sentirsi soli o fuori posto. Ed è proprio lì che spesso nasce la domanda più difficile: “Che senso ha continuare?” Lo psichiatra e filosofo Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti, osservò una cosa straordinaria: non erano sempre i più forti fisicamente a resistere. A volte resistevano quelli che riuscivano a dare un significato al proprio dolore, quelli che avevano ancora un motivo per rialzarsi.
Un progetto, Una persona amata, Un sogno da completare. Anche solo la volontà di non arrendersi completamente. Dare un senso alla vita non significa vivere senza soffrire. Significa scegliere di non lasciare che la sofferenza decida chi siamo. Esiste sempre uno spazio, anche piccolo, tra ciò che ci accade e il modo in cui scegliamo di reagire. Ed è in quello spazio che vive la nostra libertà più autentica. Per questo motivo, anche nelle difficoltà, non bisogna smettere di cercare qualcosa che ci faccia sentire vivi: un obiettivo, una passione, un gesto utile verso gli altri, una parola gentile, una battaglia da affrontare con dignità.
Perché a volte il senso della vita non si trova nelle giornate perfette. 

Questo articolo la redazione di Abileconte.it lo dedica a un piccolo angelo. Buon viaggio Jenie. Z

Come il Fiore di Loto che emerge dal fango. Questo fiore sboccia alla vista del sole e si chiude al tramonto. Una breve metafora della vita. Ogni giorno ricomincia con forza e coraggio.