Disabilità non vuol dire solo avere due ruote
Ridurre la disabilità all’immagine di una sedia a rotelle è uno degli errori culturali più diffusi. La disabilità non è un simbolo unico, non ha un volto standard, spesso è silenziosa, invisibile, quotidiana.
Esistono difficoltà che non si notano a colpo d’occhio ma che incidono profondamente sulla vita delle persone: nell’accesso al lavoro, nei rapporti sociali, nella scuola, nei servizi, nella mobilità, nel linguaggio. Pensare che la disabilità sia “solo avere due ruote” significa semplificare una realtà complessa. La vera barriera, oggi, non è solo architettonica. È culturale. È lo sguardo che giudica prima di capire, è il sistema che chiede alle persone di adattarsi invece di adattarsi alle persone. È una società che accetta l’inclusione solo quando è comoda, celebrativa, episodica, ma fatica a praticarla nel quotidiano.
Parlare di disabilità significa riconoscere che la fragilità non è un’eccezione, ma una condizione che può riguardare chiunque, in qualsiasi momento della vita.
Un mondo davvero civile non è quello che si commuove davanti alla disabilità, ma quello che la include senza clamore, garantendo accesso, ascolto e rispetto. Perché la disabilità non è una questione di ruote, ma di sguardi.

Skip to content