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Non chiamarmi limite

7 Febbraio 2026

Non chiamarmi limite”
Non chiamarmi limite, se cammino più lento del vento, perché ho imparato a sentire il rumore dei passi dentro. Non chiamarmi fragile, se tremano le mie mani, sono rami che hanno resistito a tempeste che tu non vedi domani. Io porto cicatrici che parlano, sono pagine scritte sulla pelle, raccontano cadute silenziose e risalite più forti delle stelle.

Ho imparato che la forza non abita nei muscoli tesi, ma negli occhi di chi cade e si rialza senza applausi accesi. Sono strada imperfetta, sono curva inattesa, sono la sosta obbligata che insegna il valore dell’attesa.

Nel mondo che corre veloce io semino tempo e presenza, perché chi conosce il dolore impara il linguaggio dell’essenza. E se mi guardi davvero senza etichette cucite addosso, scoprirai che non sono diverso: sono solo un orizzonte più mosso.

Non chiamarmi limite, chiamami storia, chiamami voce, chiamami prova che la vita può fiorire anche dove nessuno la riconosce.
Perché ogni fragilità condivisa diventa ponte, diventa via, e insieme impariamo che la diversità è solo un altro modo di chiamare la poesia.