A Calar Dei Sogni

Al Calar dei Sogni

Si racconta che, nel bosco del monte, vicino al ruscello, si trovi un folletto che trasforma i disegni in desideri.
in pochi l’hanno conosciuto ancor meno hanno potuto ascoltare la sua voce; passa il suo tempo a regalare sogni a chi i sogni crede di averli perduti per sempre, nel suo silenzio, assorto sul foglio senza dimenticare nessuno. La mano che scorre veloce e la magia si compone per diventare, una volta strappato e gettato al cielo polvere magica che fra i rami scivola agile, come volteggia un pettirosso, fino ad incontrare il desiderio che, assorto, riposa nel cuore e gioioso, lo risveglia per poi prenderlo per mano e accompagnarlo in quel luogo, dove i desideri si ricompongono e si realizzano.
Si racconta che in molti lo cercano nelle notti di luna, ma i pochi che l’hanno trovato, raccontano che non distoglie mai lo sguardo dal foglio, vicino un gatto nero e un piccolo scoiattolo che lo fanno da guardiani. Si lascia avvicinare solo dai cuori più puri ed, in silenzio, ascolta i loro sogni.
Sorride e si rimette a disegnare fino all’alba, quando il signore del vento chiama il suo nome fra le fronde  sparisce, in un battito d’ali di farfalla lasciando solo un piccolo fiore sul suo scoglio che non appassirà finché i sogni continueranno a realizzarsi.
(Lu)

Pensa

PENSA

Vieni, siediti un momento accanto al mio cuore. Pensa alle salite di ogni giorno, su strade di pietre spingi ruote con le mani tagliate dai vetri quelli rotti dalle finestre dei giorni per invidia e per rabbia. Mai una volta l’aver potuto passare dall’altra parte, quella dove almeno le strade sono asfaltate. Vieni sdraiati un momento accanto a me e osserva le mani veloci nascoste nei guanti che infilano aghi, strappano buste con tubi che  ti infileranno in gola. Vieni, resta, aiutami a pensare che mi risveglierà una voce sconosciuta dietro una mascherina, ed ogni volta un taglio, un buco, un filo che unisce i lembi della carne.

Vieni ti prego, Siediti accanto a me, promettimi con una bugia che sarà l’ultima volta. Siediti accanto a me,  perdonami se qualche volta anch’io dietro la mia maschera non ho voglia di sorridere.
Ti prometto con una bugia che non lo farò più

 

Non chiamarmi limite

Non chiamarmi limite”
Non chiamarmi limite, se cammino più lento del vento, perché ho imparato a sentire il rumore dei passi dentro. Non chiamarmi fragile, se tremano le mie mani, sono rami che hanno resistito a tempeste che tu non vedi domani. Io porto cicatrici che parlano, sono pagine scritte sulla pelle, raccontano cadute silenziose e risalite più forti delle stelle.

Ho imparato che la forza non abita nei muscoli tesi, ma negli occhi di chi cade e si rialza senza applausi accesi. Sono strada imperfetta, sono curva inattesa, sono la sosta obbligata che insegna il valore dell’attesa.

Nel mondo che corre veloce io semino tempo e presenza, perché chi conosce il dolore impara il linguaggio dell’essenza. E se mi guardi davvero senza etichette cucite addosso, scoprirai che non sono diverso: sono solo un orizzonte più mosso.

Non chiamarmi limite, chiamami storia, chiamami voce, chiamami prova che la vita può fiorire anche dove nessuno la riconosce.
Perché ogni fragilità condivisa diventa ponte, diventa via, e insieme impariamo che la diversità è solo un altro modo di chiamare la poesia.

Abileconte.it

C’è una voce che nasce leggera,
tra le pagine e il cuore si fa primavera.
Un pensiero che corre veloce,
Abileconte è la nostra voce.

Abileconte, cammina con noi,
storie e sogni diventano eroi.
Un filo che unisce la realtà,
parole forti di libertà.

Ogni limite diventa un ponte,
sulla strada c’è sempre un orizzonte.
Raccontare è un modo per vivere,
e insieme imparare a sorridere.

E se il vento ci porta lontano,
resta acceso quel fuoco in mano.
Una pagina scritta nel tempo,
è il coraggio che resta dentro