Ogni uomo è unico e irripetibile.
Se lo si può dire per ogni uomo, a maggior ragione lo si può affermare per ogni persona disabile.
Sì, perché la disabilità è un mistero: un mondo complesso e impenetrabile dall’esterno.
Non si potrà mai comprendere fino in fondo ciò che capita nel cuore e nella mente di una persona disabile.
Neppure le persone più vicine potranno farlo: né i genitori, né la sposa, la fidanzata, i figli o gli amici. Nessuno, proprio nessuno.
Una persona disabile che abbraccia nella fede la sua condizione può ripetere ciò che disse con audacia san Paolo: “Completo nella mia carne ciò che manca alla Passione di Cristo”.
Davanti a un uomo del genere ci si deve solo inginocchiare. Non, però, per dare lode alla persona, ma per rendere omaggio all’azione di grazia del Signore che opera in modo così evidente.
Ci si deve muovere in punta di piedi, sapendo di trovarsi di fronte a una realtà che la mente non può comprendere. Ma lo stesso disabile è conscio di questa situazione e, proprio per questo motivo, vive momenti di solitudine profonda. Nessuno può sollevarlo da tale stato. Può al massimo trovare chi si ferma alla superficie, ma nessuno può addentrarsi nella sua anima. Ciò che dà maggior dolore è che difficilmente anche i sacerdoti, ministri del Signore, riescono a farlo.
Probabilmente è così perché proprio il Signore vuole l’esclusiva in quell’anima.
Non comprendo appieno, ma sia fatta la Sua volontà e sia lodato per il Suo modo di agire, che è sicuramente corretto e santo.
Andrea | Abileconte.it
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