Daniele Terenzi: quando la danza supera ogni limite

La storia di Daniele Terenzi è una di quelle che non si limitano a emozionare, ma lasciano un segno profondo. Romano, classe 1988, Terenzi è oggi il primo ballerino al mondo a esibirsi con una protesi transfemorale, portando sul palco repertori di danza classica, neoclassica e latina. La sua vita cambia drasticamente nel 2018, quando un grave incidente lo costringe ad affrontare la perdita di una gamba e un lungo percorso di riabilitazione. Per molti sarebbe stata la fine di un sogno. Per lui, invece, è stato solo l’inizio di una nuova sfida.  Con determinazione e una forza fuori dal comune, Terenzi non solo torna a camminare, ma riesce a fare qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima: danzare con una protesi progettata appositamente per il suo corpo e per la sua arte. Nel 2023 riceve anche il titolo di Étoile, riconoscimento che consacra il suo percorso artistico e umano. Ma la sua storia va oltre i premi: è un messaggio potente di inclusione, resilienza e possibilità. Daniele Terenzi oggi porta in scena una nuova idea di danza, dove la disabilità non è un limite ma una forma diversa di espressione. Un esempio concreto di come il talento, unito alla volontà, possa riscrivere le regole e trasformare le fragilità in forza.

 

Quando lo sport diventa incontro

La lezione di umanità delle Paralimpiadi
A volte il senso più profondo dello sport non si trova sul podio, ma nei momenti più semplici. È quello che è accaduto durante le Paralimpiadi invernali di Cortina, quando alcuni spettatori, tornando dalle gare, hanno incontrato casualmente su un autobus uno sciatore statunitense appena sceso dalla pista. �
il Dolomiti L’atleta, ancora immerso nelle emozioni della competizione, ha iniziato a raccontare la propria storia: allenamenti durissimi, sacrifici, difficoltà superate e la determinazione che lo ha portato fino ai Giochi paralimpici. Non c’era retorica nelle sue parole, ma una grande semplicità e umanità. In quel momento il confine tra atleta e pubblico è scomparso. Sul bus non c’era più un campione e dei tifosi, ma persone unite dalla stessa passione per lo sport e dalla consapevolezza che dietro ogni gara ci sono vite, sogni e sfide quotidiane. Le Paralimpiadi insegnano proprio questo: il valore della resilienza e della condivisione. Non sono soltanto un evento sportivo, ma un luogo di incontro dove le storie degli atleti diventano fonte di ispirazione per tutti. Lo spirito olimpico fatto di rispetto, emozione e vicinanza umana  prende forma proprio in momenti come questi.  Ed è forse questo il messaggio più bello: lo sport non è solo competizione, ma soprattutto un linguaggio universale capace di unire le persone e di ricordarci quanto sia straordinaria la forza dell’essere umano.

Il golf ligure punta su sport e inclusione nel 2026

Sport, inclusione e territorio: il golf ligure presenta il programma 2026.

La Liguria punta sullo sport come strumento di incontro, inclusione e valorizzazione del territorio. È stato presentato a Genova, nella Sala Trasparenza della Regione Liguria, il programma ufficiale della stagione golfistica 2026 promosso dalla Delegazione regionale della Federazione Italiana Golf. Un calendario ricco di eventi che unisce sport, turismo e attenzione alla dimensione sociale dello sport. Il progetto coinvolgerà otto circoli e due campi pratica della regione, con appuntamenti distribuiti da marzo a dicembre. L’obiettivo è chiaro: rendere il golf sempre più accessibile, aperto e capace di raccontare la bellezza del territorio ligure attraverso percorsi immersi nella natura e panorami unici. Tra le iniziative più significative spiccano i progetti dedicati all’inclusione, come il programma “Golf Oltre Ogni Barriera”, che promuove l’avvicinamento allo sport per le persone con disabilità attraverso attività pratiche, incontri con atleti paralimpici e momenti educativi nei circoli coinvolti. Un segnale importante che dimostra come lo sport possa diventare un linguaggio universale, capace di superare ostacoli e differenze. Il golf, spesso percepito come disciplina di nicchia, si apre così a nuove comunità, trasformandosi in uno spazio di partecipazione, crescita e condivisione. In un tempo in cui lo sport è sempre più chiamato a costruire ponti sociali, iniziative come questa ricordano che l’inclusione non è solo un obiettivo, ma un percorso concreto da vivere insieme, passo dopo passo, colpo dopo colpo.

Marta, con la sindrome di Down, porta la sua voce fino all’ONU

Voglio scegliere per me 
Una storia di autonomia, diritti e autodeterminazione arriva dall’esperienza di Marta Sodano, giovane donna con sindrome di Down che ha avuto l’opportunità di portare la propria testimonianza fino alla sede delle Nazioni Unite. Il suo messaggio è chiaro: le persone con disabilità devono poter scegliere per la propria vita. Marta ha raccontato un percorso fatto di difficoltà ma anche di importanti conquiste. Durante l’infanzia e l’adolescenza ha dovuto affrontare momenti complicati, tra cui episodi di bullismo e pregiudizi legati alla sua condizione. Tuttavia, grazie al sostegno della famiglia e di chi ha creduto nelle sue capacità, è riuscita a costruire il proprio percorso di autonomia, arrivando oggi a lavorare e a partecipare attivamente a iniziative dedicate ai diritti delle persone con disabilità. Nel suo intervento Marta ha ribadito un concetto fondamentale: l’autodeterminazione. «Voglio scegliere per me», ha dichiarato, sottolineando quanto sia importante che le persone con disabilità possano prendere decisioni sulla propria vita, senza essere sostituite nelle scelte da altri. Un tema che riguarda da vicino il dibattito sui progetti di vita e sull’inclusione sociale. Spesso, infatti, il rischio è quello di un eccesso di protezione che, pur nascendo da buone intenzioni, finisce per limitare le possibilità di crescita e di autonomia delle persone con disabilità. La testimonianza di Marta sarà al centro anche di un incontro pubblico dedicato proprio ai percorsi di autonomia e inclusione, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di garantire a tutti le stesse opportunità. La sua storia rappresenta un esempio concreto di come l’inclusione non sia solo un principio, ma un processo che passa attraverso il riconoscimento dei diritti, della dignità e della libertà di scelta di ogni persona. Una voce che, partita dalla vita quotidiana, è arrivata fino alle Nazioni Unite per ricordare un principio semplice ma essenziale: ogni persona ha il diritto di essere protagonista della propria vita.