Il privilegio di essere disabile

C’è una frase che torna spesso, magari detta con leggerezza, quasi per sdrammatizzare: “Il privilegio di essere disabile.” Ma chi vive davvero questa realtà sa che non è un privilegio.
È una sfida quotidiana. È adattarsi, ogni giorno, a un mondo che troppo spesso non è pensato per tutti. Non è il parcheggio più vicino, Non è un ingresso gratuito., Non sono corsie preferenziali.
Il vero privilegio è un altro. È non dover chiedere. Non dover spiegare. Non dover giustificare ogni esigenza come se fosse un’eccezione. Il vero privilegio è vivere in un mondo che ti accoglie senza condizioni,
che non ti costringe a dimostrare continuamente il tuo diritto a esserci.
Perché l’inclusione non è un favore. È un diritto.

Addio a Giovanni Fossati, l’uomo che ha restituito libertà attraverso i cani guida

C’è chi lascia un segno, e chi cambia la vita delle persone. Giovanni Fossati apparteneva alla seconda categoria. Si è spento a 83 anni, a Limbiate, presidente del Servizio Cani Guida Lions, realtà d’eccellenza che da decenni rappresenta un punto di riferimento per le persone con disabilità visiva. Sotto la sua guida, quel centro non è stato solo un luogo di addestramento, ma una vera fabbrica di autonomia, capace di trasformare il rapporto tra uomo e cane in uno strumento concreto di libertà.
Fossati non ha semplicemente diretto un’organizzazione: ha contribuito a restituire indipendenza, sicurezza e dignità a centinaia di persone non vedenti. Ogni cane guida assegnato, ogni passo compiuto senza paura, porta con sé una parte della sua visione. Era solito chiamarli “angeli a quattro zampe”. Un’espressione che racconta molto più di un progetto: racconta un’idea di inclusione fatta di gesti concreti, silenziosi ma potentissimi. Negli anni, il suo impegno è stato riconosciuto anche istituzionalmente, come nel 2024 con il conferimento del Premio Rosa Camuna, simbolo di un lavoro che ha saputo unire competenza, umanità e senso del servizio.  Oggi resta il vuoto umano, ma anche un’eredità immensa: quella di un modello che dimostra come l’inclusione non sia solo un principio, ma una pratica quotidiana fatta di cura, dedizione e visione. Perché la vera forza di Giovanni Fossati non è stata solo quella di guidare un centro.
È stata quella di insegnare, ogni giorno, cosa significa restituire libertà agli altri.

 

Dove gli adulti vedono limiti, i bambini vedono amore

Erika è una maestra d’asilo nonostante la sindrome di Down, ma con tutto ciò che la rende speciale. Da oltre dieci anni lavora in una scuola dell’infanzia a San Fior, dove ogni giorno accompagna i bambini con una sensibilità che molti definiscono rara. Non è solo un supporto: è presenza, empatia, sorriso. Ed è proprio questo che la rende unica.  Perché i bambini, a differenza degli adulti, non cercano etichette. Non vedono diagnosi. Non conoscono la cattiveria. Vedono chi li ascolta. Chi li abbraccia. Chi li capisce davvero. E in questo Erika è straordinaria. La sua storia non è solo un esempio di inclusione. È una lezione potente per tutti noi: il limite spesso non è nelle persone, ma nello sguardo di chi osserva. In un mondo che corre veloce e giudica ancora di più, Erika ci ricorda una verità semplice: la diversità non è un ostacolo, è una forma diversa di bellezza. E forse, se imparassimo a guardare il mondo con gli occhi dei bambini, scopriremmo che la cattiveria… non esiste davvero.

Daniele Terenzi: quando la danza supera ogni limite

La storia di Daniele Terenzi è una di quelle che non si limitano a emozionare, ma lasciano un segno profondo. Romano, classe 1988, Terenzi è oggi il primo ballerino al mondo a esibirsi con una protesi transfemorale, portando sul palco repertori di danza classica, neoclassica e latina. La sua vita cambia drasticamente nel 2018, quando un grave incidente lo costringe ad affrontare la perdita di una gamba e un lungo percorso di riabilitazione. Per molti sarebbe stata la fine di un sogno. Per lui, invece, è stato solo l’inizio di una nuova sfida.  Con determinazione e una forza fuori dal comune, Terenzi non solo torna a camminare, ma riesce a fare qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima: danzare con una protesi progettata appositamente per il suo corpo e per la sua arte. Nel 2023 riceve anche il titolo di Étoile, riconoscimento che consacra il suo percorso artistico e umano. Ma la sua storia va oltre i premi: è un messaggio potente di inclusione, resilienza e possibilità. Daniele Terenzi oggi porta in scena una nuova idea di danza, dove la disabilità non è un limite ma una forma diversa di espressione. Un esempio concreto di come il talento, unito alla volontà, possa riscrivere le regole e trasformare le fragilità in forza.