Alessandro Calvi: La vita va vissuta e le difficoltà affrontate con il sorriso

La forza di chi accende la propria luce
Ci sono storie che non parlano solo di sport. Di coraggio. Di quella luce che ognuno di noi può scegliere di accendere, anche quando tutto sembra buio.
Alessandro Calvi, ingegnere, costretto su una sedia a rotelle da una malattia neurologica, non sapeva nuotare. L’acqua era un elemento sconosciuto, quasi ostile. Eppure dentro di lui c’era un sogno preciso: circumnavigare a nuoto l’isola Gallinara, davanti ad Albenga. Un sogno che sembrava impossibile. Ma impossibile è solo una parola, quando incontri le persone giuste e decidi di non arrenderti.
Allenamento dopo allenamento, sotto la guida attenta degli istruttori della piscina comunale di Albenga, con il supporto di medici, fisioterapisti, volontari e della Lega Navale, Alessandro ha imparato prima a galleggiare, poi a fidarsi dell’acqua, poi a nuotare. Ha trasformato la paura in forza, la fatica in determinazione. E l’8 luglio 2018 quel sogno è diventato realtà: Alessandro ha compiuto il giro completo dell’isola a nuoto.
Non è stata solo un’impresa sportiva. È stato un messaggio potente: i limiti spesso non sono nel corpo, ma nella testa. E quando scegli di reagire, quando scegli di provarci davvero, puoi superare confini che sembravano invalicabili. Alessandro vuole essere protagonista della propria vita, non spettatore delle difficoltà. La sua storia ci ricorda che la felicità non è assenza di problemi, ma presenza di coraggio. E allora sì, Alessandro non ha solo circumnavigato un’isola. Ha attraversato la paura. Ha superato il pregiudizio. Ha acceso una luce.
Questo articolo è dedicato ad Alessandro Calvi

La storia di Marco Priolo, tra identità, sport e sogni olimpici

“Sono ancora sul pezzo”:

Dietro a una frase semplice come “Sono ancora sul pezzo” c’è molto più di una buona condizione atletica. C’è una vita intera. C’è la storia di Marco Priolo, atleta paralimpico di snowboard, originario del Monregalese, che negli anni ha saputo trasformare la disabilità in una strada possibile, concreta, faticosa ma profondamente sua. Priolo ha un braccio amputato, una condizione che avrebbe potuto allontanarlo dallo sport ad alto livello e sconfiggerlo moralmente. Marco Invece, grazie alla passione, alla disciplina e a una determinazione costruita giorno dopo giorno, lo ha portato a vestire più volte la maglia della Nazionale italiana paralimpica. Non senza difficoltà, non senza pause, non senza momenti in cui il futuro sembrava incerto.

La sua carriera non è stata una corsa in discesa. Ci sono stati stop, cambiamenti, fasi di ripensamento e la fatica di rimettersi in discussione. Ma Priolo ha continuato ad allenarsi, spesso lontano dai riflettori, scegliendo di restare fedele a ciò che lo fa sentire vivo. E oggi, con il ritorno in Nazionale, guarda con lucidità e coraggio a un obiettivo che profuma di sogno: Milano-Cortina 2026. Non è solo una storia sportiva. È una storia di identità, di resistenza silenziosa, di fiducia costruita nel tempo. È la dimostrazione che l’abilità non coincide con l’assenza di limiti, ma con la capacità di attraversarli senza smettere di credere in se stessi.

Su Abileconte.it raccontiamo storie come quella di Marco Priolo perché parlano anche di noi. Di tutte le volte in cui abbiamo pensato di essere “fuori gioco”. Di tutte le volte in cui, invece, abbiamo trovato la forza di dire: sono ancora sul pezzo. E finché c’è passione, finché c’è cuore, il traguardo resta possibile. Anche quando sembra lontano. Anche quando nessuno scommette più su di te.