Quando una città allena anche l’inclusione

L’Accessibilità non è solo una rampa o un bagno a norma. È possibilità di vivere lo spazio pubblico, fare movimento, stare all’aperto, sentirsi parte della città.

Queste immagini raccontano una forma concreta di inclusione urbana: attrezzi sportivi accessibili, pensati anche per persone con disabilità motoria. Non un’area “speciale” nascosta, ma uno spazio pubblico visibile, dignitoso, inserito nella città. Il messaggio è forte: la persona con disabilità non deve solo poter passare, deve poter restare, muoversi, allenarsi, partecipare. L’inclusione non ha bisogno di grandi discorsi. A volte basta guardare una piazza, un lungomare, un parco pubblico. Nelle immagini vediamo alcune attrezzature per il fitness inclusivo: pannelli e strumenti pensati anche per persone in carrozzina o con mobilità ridotta, utilizzabili all’aperto, in uno spazio comune, davanti agli occhi di tutti. Non sono semplici attrezzi sportivi. Sono un messaggio. Dicono che il movimento è un diritto. Che il benessere non appartiene solo a chi può correre, saltare o allenarsi in palestra. Che anche una persona con disabilità deve poter vivere la città non da spettatore, ma da protagonista. L’accessibilità vera non si limita ad abbattere una barriera architettonica. L’accessibilità vera costruisce possibilità: possibilità di uscire, incontrare, muoversi, allenarsi, scegliere.
Questi strumenti servono ad allenare braccia, spalle, coordinazione, mobilità e autonomia. Ma soprattutto allenano lo sguardo di una comunità: perché una città inclusiva non è quella che “tollera” la disabilità, ma quella che la considera nella progettazione degli spazi. E allora queste immagini ci ricordano una cosa semplice: l’inclusione non deve stare ai margini. Deve stare in piazza, nei parchi, nelle strade, nella vita di tutti i giorni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che l’attività fisica porta benefici fisici e mentali importanti, anche nella prevenzione di varie patologie e nel benessere generale inoltre ricorda che gli adulti con disabilità, quando possibile, dovrebbero svolgere attività fisica regolare, adattata alle proprie condizioni. 

Addio a Giovanni Fossati, l’uomo che ha restituito libertà attraverso i cani guida

C’è chi lascia un segno, e chi cambia la vita delle persone. Giovanni Fossati apparteneva alla seconda categoria. Si è spento a 83 anni, a Limbiate, presidente del Servizio Cani Guida Lions, realtà d’eccellenza che da decenni rappresenta un punto di riferimento per le persone con disabilità visiva. Sotto la sua guida, quel centro non è stato solo un luogo di addestramento, ma una vera fabbrica di autonomia, capace di trasformare il rapporto tra uomo e cane in uno strumento concreto di libertà.
Fossati non ha semplicemente diretto un’organizzazione: ha contribuito a restituire indipendenza, sicurezza e dignità a centinaia di persone non vedenti. Ogni cane guida assegnato, ogni passo compiuto senza paura, porta con sé una parte della sua visione. Era solito chiamarli “angeli a quattro zampe”. Un’espressione che racconta molto più di un progetto: racconta un’idea di inclusione fatta di gesti concreti, silenziosi ma potentissimi. Negli anni, il suo impegno è stato riconosciuto anche istituzionalmente, come nel 2024 con il conferimento del Premio Rosa Camuna, simbolo di un lavoro che ha saputo unire competenza, umanità e senso del servizio.  Oggi resta il vuoto umano, ma anche un’eredità immensa: quella di un modello che dimostra come l’inclusione non sia solo un principio, ma una pratica quotidiana fatta di cura, dedizione e visione. Perché la vera forza di Giovanni Fossati non è stata solo quella di guidare un centro.
È stata quella di insegnare, ogni giorno, cosa significa restituire libertà agli altri.

 

Il golf ligure punta su sport e inclusione nel 2026

Sport, inclusione e territorio: il golf ligure presenta il programma 2026.

La Liguria punta sullo sport come strumento di incontro, inclusione e valorizzazione del territorio. È stato presentato a Genova, nella Sala Trasparenza della Regione Liguria, il programma ufficiale della stagione golfistica 2026 promosso dalla Delegazione regionale della Federazione Italiana Golf. Un calendario ricco di eventi che unisce sport, turismo e attenzione alla dimensione sociale dello sport. Il progetto coinvolgerà otto circoli e due campi pratica della regione, con appuntamenti distribuiti da marzo a dicembre. L’obiettivo è chiaro: rendere il golf sempre più accessibile, aperto e capace di raccontare la bellezza del territorio ligure attraverso percorsi immersi nella natura e panorami unici. Tra le iniziative più significative spiccano i progetti dedicati all’inclusione, come il programma “Golf Oltre Ogni Barriera”, che promuove l’avvicinamento allo sport per le persone con disabilità attraverso attività pratiche, incontri con atleti paralimpici e momenti educativi nei circoli coinvolti. Un segnale importante che dimostra come lo sport possa diventare un linguaggio universale, capace di superare ostacoli e differenze. Il golf, spesso percepito come disciplina di nicchia, si apre così a nuove comunità, trasformandosi in uno spazio di partecipazione, crescita e condivisione. In un tempo in cui lo sport è sempre più chiamato a costruire ponti sociali, iniziative come questa ricordano che l’inclusione non è solo un obiettivo, ma un percorso concreto da vivere insieme, passo dopo passo, colpo dopo colpo.

La storia del taxi accessibile di Marco a Roma

Intervista a Marco D’alessio

Ivan Loriso: Marco, com’è nata l’idea del taxi accessibile? C’è stato un episodio preciso che ti ha fatto dire: “Devo farlo”? ​Marco: “Ivan, tutto è nato da un seme piantato molto tempo fa. Ho sempre guardato con profonda ammirazione i colleghi che garantivano il servizio di mobilità accessibile, perché capivo quanto fosse vitale. Lavorando all’epoca come sostituto alla guida, però, l’investimento per un mezzo attrezzato era troppo alto e l’incertezza mi frenava. La vera scintilla, il momento in cui mi sono detto ‘Devo farlo’, è arrivata con il concorso del Comune di Roma per le 200 nuove licenze per la mobilità universale. Quando ho partecipato, mi è stata data una scelta chiara: taxi ordinario o taxi attrezzato. Scegliere l’accessibilità è stato del tutto naturale. Ho ripensato a quell’ammirazione che provavo e ho capito che era finalmente arrivato il mio turno di trasformarla in azione, mettendomi in prima persona a disposizione di chi ha più bisogno di muoversi senza barriere.” Ivan Loriso: Prima di questo progetto, che percorso professionale avevi fatto?
​Marco: “Il mio percorso non è stato facile ed è stato tutto in salita. Prima di avvicinarmi a questo mondo, ho vissuto la chiusura drammatica dell’azienda di falegnameria di famiglia in cui lavoravo. Avendo il ruolo formale di amministratore, mi sono ritrovato a portare il peso di una crisi pesantissima, pagandone le conseguenze in prima persona. Questo mi ha bloccato economicamente per anni, impedendomi di accedere al credito per avviare una mia attività. Dopo un periodo buio e senza lavoro, ho iniziato a fare il sostituto alla guida sui taxi. L’ho fatto per ben 11 anni. Conosco queste strade e i sacrifici di questo mestiere come le mie tasche. Ecco perché il bando del Comune è stato per me una sorta di miracolo. A 40 anni, dopo aver guidato per una vita le auto degli altri, ho avuto l’occasione di prendere le redini del mio destino. Potevo finalmente fare una scelta totalmente mia. E ho scelto di dedicare la mia licenza alla mobilità accessibile.”
​Ivan Loriso: Quanto ha influito la tua sensibilità personale verso il tema della disabilità? ​Marco: “Ha influito tantissimo, e credo che la radice profonda sia proprio in ciò che ho passato personalmente. Per anni ho vissuto cosa significa sentirsi in trappola e subire una situazione che ti toglie il diritto fondamentale di scegliere della tua vita. Quando provi sulla tua pelle la sensazione di non avere vie d’uscita, impari a riconoscere quello stesso ostacolo nella vita degli altri. Quando vedi una persona con disabilità scontrarsi con le barriere di una grande città, vedi esattamente questo: una libertà negata. ​C’è un episodio preciso che mi ha segnato. Facevo ancora il sostituto alla guida. Era una giornata di lavoro intenso e, nel giro di un’ora e mezza, mi capitò di fare tre corse diverse verso la Stazione Termini. La prima volta notai una persona in carrozzina in attesa. Alla seconda corsa, era ancora lì. Alla terza corsa, un’ora e mezza dopo… era sempre lì, ferma ad aspettare un mezzo accessibile che non arrivava mai. Io guidavo un’auto standard e provai una frustrazione enorme per la mia impotenza. Oggi il mio obiettivo è ribaltare quella scena. Per me ‘Sensibilità’ significa far sì che chi sale a bordo non si senta un problema da gestire, ma un cliente accolto e ascoltato. Ma l’empatia da sola non basta: deve trasformarsi in soluzioni. Per questo a settembre ho lanciato una petizione su Change.org per proporre il ‘Passaporto Digitale’ per le carrozzine. Serve per avere un abbinamento sicuro e immediato tra la persona e il veicolo adatto alle sue necessità, evitando attese estenuanti. E devo dire che la risposta è stata incredibile: abbiamo già superato le 26.000 firme! Colgo l’occasione per invitare chi ci legge a cercarla su Change.org e firmarla. Più siamo, più la nostra voce sarà forte e ascoltata.” ​Ivan Loriso: Ricevi più richieste da persone con disabilità motorie o anche da anziani? Marco: “La bellezza di questo lavoro è che nessuna giornata è uguale all’altra. Il mio è un taxi per la ‘mobilità universale’, il che significa che è un servizio rivolto davvero a tutti. Ci sono giorni, magari nel fine settimana, in cui lavoro tantissimo con i turisti in visita a Roma. Durante la settimana, invece, le richieste cambiano: ricevo molte chiamate sia da anziani che da persone con disabilità motorie, spesso per raggiungere cliniche o ospedali. È un servizio vitale per la loro quotidianità. A Roma, tantissime persone non sono ancora a conoscenza dell’esistenza di questi taxi attrezzati. Molti anziani o ragazzi rinunciano a muoversi perché semplicemente non sanno che c’è una soluzione. Dobbiamo far sapere a tutti che questa possibilità c’è. Ivan Loriso: Se dovessi definire il tuo taxi con una parola sola, quale sarebbe? Marco: “Normalità. So che può sembrare una parola banale, ma per chi vive una disabilità motoria, oggi, la normalità è spesso il traguardo più difficile da raggiungere. Attualmente, quando una persona in carrozzina riesce a trovare un mezzo attrezzato senza dover aspettare ore  e torno con la mente a quell’immagine alla Stazione Termini, sembra quasi di aver assistito a un miracolo o a un colpo di fortuna. Ma l’accessibilità non può essere una lotteria. ​Normalità significa poter decidere all’ultimo minuto di uscire a mangiare una pizza o fare una visita medica senza l’ansia di come arrivarci. Voglio che il mio veicolo non venga più etichettato come ‘il taxi per disabili’, ma semplicemente come un taxi. Un mezzo al servizio di tutti. ​Però, Ivan, fammi aggiungere una cosa importante su questo sogno di una Roma davvero accessibile. Se oggi non è ancora la ‘normalità’, è anche perché ci sono ostacoli enormi per noi tassisti. Trasformare una macchina installando il pianale ribassato costa circa 15.000 euro. È una cifra che scoraggia tantissimi colleghi che magari vorrebbero abbracciare questa causa. In più, al momento siamo quasi obbligati a scegliere solo auto diesel, perché la modifica al pianale andrebbe a intaccare le batterie dei mezzi ibridi o elettrici. E considerando che da gennaio di quest’anno il diesel è arrivato a costare più della benzina, i costi di gestione sono diventati altissimi. ​Per far sì che l’inclusione diventi davvero la normalità, servirebbe un sostegno concreto per i tassisti che sposano questa causa, e mi auspico che arrivino presto degli aggiornamenti sulle vetture per darci più scelta. Solo lavorando insieme su questi aspetti il mio sogno potrà realizzarsi: una città dove chiamare un taxi accessibile sarà, per l’appunto, la cosa più normale del mondo.