Abileconte incontra la città di Ferrara

Ferrara, una rete che sostiene: il ruolo chiave dello Sportello Sociale Non Autosufficienza

A Ferrara esiste un luogo dove le difficoltà non vengono archiviate come pratiche, ma ascoltate come storie. È lo Sportello Sociale Non Autosufficienza – CAAD, realtà centrale nel sistema di welfare cittadino, che affianca ogni giorno persone con fragilità e famiglie che cercano risposte concrete.

Lo sportello opera nella sede della Cittadella San Rocco e rappresenta il punto di accesso per chi necessita di consulenze sugli adattamenti dell’abitazione, ausili, valutazioni a domicilio e orientamento nei percorsi socio-sanitari. A gestire le richieste è un’équipe multidisciplinare che integra competenze tecniche e sociali, con un obiettivo chiaro: garantire maggiore autonomia e qualità della vita a chi si trova in condizioni di non autosufficienza.

Accanto al CAAD si sviluppa la Rete degli Sportelli del Comune di Ferrara, un progetto che negli ultimi anni ha ridisegnato il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione. La rete, nata dall’assessorato alle Politiche Sociali, ha ampliato i punti di ascolto sul territorio, offrendo un accesso più semplice, immediato e personalizzato. Il risultato è un sistema che intercetta i bisogni prima che diventino emergenze, facilitando l’incontro tra persone e servizi. Dal 2021 a oggi sono state gestite decine di migliaia di richieste: numeri che raccontano la portata di un servizio sempre più riconosciuto come presidio stabile di prossimità.

Oggi la sfida è accompagnare una comunità che cambia: l’invecchiamento della popolazione, le nuove vulnerabilità sociali, la crescente complessità dei bisogni familiari. In questo scenario, CAAD e Rete degli Sportelli rappresentano un modello di intervento basato sulla collaborazione tra istituzioni, tecnici, operatori e cittadini.

Un modello che, al di là delle procedure, mette al centro la relazione. Perché dietro ogni domanda c’è sempre una persona. E l’obiettivo, a Ferrara, è non lasciarla sola.

Un’unica connessione: due esseri viventi

La forza di chi non si arrende: due anime e quattro ruote sulla spiaggia della vita

Ci sono immagini che non hanno bisogno di parole, eppure parlano più di mille discorsi.
Questa è una di quelle. Un uomo e il suo cane. Entrambi su una spiaggia, entrambi con un limite fisico che la vita ha imposto… ma entrambi liberi. Lui su una sedia a rotelle, il cane su un carrellino per le zampe posteriori. Due esseri che la vita ha provato a fermare, ma che hanno scelto di correre comunque. C’è solo una connessione pura, un gesto di amore e di fiducia. Un uomo che si china verso il suo amico a quattro zampe, lo accarezza, lo incoraggia, come a dirgli: “Andiamo avanti insieme. Non importa come, ma andiamo.”
La sabbia sotto le ruote, il mare davanti, il vento che accarezza la pelle. È il simbolo perfetto della libertà ritrovata, della resilienza che nasce quando accetti di non essere definito da ciò che ti manca, ma da ciò che ancora puoi dare, vivere, sognare.
Questo scatto non racconta la disabilità.
Racconta la forza, la tenerezza, la vita che continua nonostante tutto. Racconta l’incredibile capacità di trasformare le ruote in strumento di libertà

Perché la vera abilità non è camminare, e non smettere mai di andare avanti

La Lampada dei Desideri: Un faro d’inclusione nel cuore di Roma

Una luce che accende speranza

C’è un angolo a Roma, nel quartiere della Magliana, che racconta con delicatezza quanto sia potente il desiderio di essere visti, riconosciuti e accolti. È la storia dell’associazione La Lampada dei Desideri: un luogo che è casa, che è famiglia, che è un “posto unico includente”. È la storia di La Lampada dei Desideri, associazione di volontariato fondata nel 2012 nel quartiere della Magliana, con lo scopo di dare voce, spazio e autonomia alle persone con disabilità del territorio della ASL Roma D. L’idea prende forma grazie a un gruppo di genitori fra cui spicca la figura di Paola Fanzini  con figli con disabilità: desideravano creare un luogo nel quale queste persone non fossero soltanto «assistite», ma diventassero parte attiva del tessuto sociale locale.
Così in Piazza Certaldo 68/77, Roma 00146, l’associazione prende avvio, con una convinta scelta: nessuna età o patologia vincolanti, nessuna dipendenza esclusiva dagli enti pubblici. “Amore, libertà e tempo” diventano tre parole-chiave per definire la loro visione.  Più che un ente, La Lampada dei Desideri si definisce “casa” e “famiglia”. Paola Fanzini afferma che «La Lampada dei desideri per me è tutto: è famiglia, è casa, è cura. È amore puro e incondizionato».
Questa definizione è significativa: rompe con la logica della mera assistenza e propone una comunità dove il tempo non è scandito da orari rigidi, dove l’essere e l’agire non sono subordinati a modelli predeterminati, ma nascono insieme. Certamente, come tutte le realtà di questo tipo, La Lampada dei Desideri convive con difficoltà: risorse limitate, dipendenza dal volontariato, la necessità di una rete stabile. Tuttavia, queste stesse sfide diventano motore: perché la partecipazione non è delegata, è pensata, vissuta, in continuo divenire.
Un esempio concreto: il progetto di scrittura collettiva, con illustrazioni e libri per bambini realizzati da persone con disabilità, nel quale è l’utente che decide cosa fare, come farlo, quali ruoli assumere. In un contesto urbano come quello della Magliana, caratterizzato da marginalità e complessità sociali, la Lampada rappresenta un presidio di speranza, una testimonianza che l’inclusione non è solo bene da fare, ma bene comune da costruire. Al piano terra dell’edificio, gli ambienti sono stati pensati  o trasformati per offrire diverse funzioni: Una biblioteca/internet point, gestita anche da ragazzi con disabilità, perché la cultura e l’accesso all’informazione non siano un privilegio ma un diritto. Laboratori: cucina, botanica, shiatsu, zumba chair, fotografia, pittura, manualità e oggettistica. Un ventaglio di esperienze destinate a far emergere capacità, interessi, talenti. Uno spazio destinato ad eventi feste, cineforum, convegni, concerti che consacra il principio: non solo “accoglienza”, ma sviluppo di comunità e partecipazione sociale. Un progetto molto concreto, il “pub” interno denominato DiversamentePub, dove i ragazzi collaborano ai turni, mangiano insieme, gestiscono l’ambiente, e al termine la suddivisione dell’incasso avviene fra tutti gli operatori coinvolti: un passo verso la dignità del lavoro associato all’inclusione. Ma la Lampada ci ricorda un altro paradigma: persone non solo bisogni; relazioni non solo servizi; tempo e libertà  non solo protocolli. Ecco perché vale la pena raccontarla: perché tocca tematiche universali appartenenza, dignità, comunità e ci sfida a ragionare su cosa significhi davvero Inclusione.

 

Cani Guida: Occhi Fedeli e un Simbolo di Libertà

 

Un cane guida ti cambia la vita. Parla Vittorio Ilario Biglia, Referente Nazionale settore Cani Guida GDL4

Per una persona non vedente, l’incontro con il proprio cane guida è uno di quelli indimenticabili 
Un passo alla volta, una zampa alla volta, nasce una relazione fatta di fiducia, rispetto e libertà.
Ne parliamo con Vittorio Ilario Biglia, Referente Nazionale del settore Cani Guida Gdl4, che da anni si batte per i diritti di queste coppie speciali.

Signor Biglia, che cosa rappresenta un cane guida per chi non vede? Un cane guida è molto più di un aiuto: è una parte di te.Ti dà sicurezza, ti accompagna, ma soprattutto ti restituisce la libertà di  muoverti nel mondo. Quando una persona non vedente tiene quella maniglia, non tiene solo un guinzaglio: tiene in mano la propria indipendenza. È un legame che non si spiega, si vive.”

Non è facile però ottenere un cane guida, vero?

No, non è facile. In Italia ci sono ancora poche scuole specializzate e tante richieste.
Servono mesi, a volte anni, per addestrare un cane e trovare la persona giusta per lui.
È un lavoro delicato, fatto di pazienza, sensibilità e professionalità. Ma quando il binomio si forma, nasce qualcosa di magico: due esseri viventi che diventano una cosa sola.

Ancora oggi, ci sono luoghi che negano l’accesso ai cani guida…? Purtroppo sì.
Nonostante la legge parli chiaro. La Legge 37 del 1974 garantisce il libero accesso in tutti i luoghi pubblici e sui mezzi di trasporto  accade ancora che un cieco venga fermato all’ingresso di un bar o di un taxi. È un gesto che ferisce, perché significa non capire. Il cane guida non è un intruso, è un compagno di viaggio. Quella persona ha il diritto di entrare ovunque, come chiunque altro.”

Cosa dovrebbe sapere chi incontra una persona con il cane guida?

La prima cosa da sapere è non toccare mai il cane mentre lavora. Non va accarezzato, né chiamato, né distratto. Durante la guida, il cane è concentrato: protegge il suo conduttore e ogni distrazione può essere pericolosa. E poi non bisogna avere paura: sono animali dolcissimi, addestrati con grande attenzione, puliti e vaccinati. Sono veri professionisti, solo che al posto della divisa indossano una pettorina.”

Che cosa direbbe a chi pensa che il cane guida sia un privilegio?

Non è un privilegio, è un diritto. È come un bastone, come un ausilio tecnologico, come una sedia a rotelle: è uno strumento per vivere meglio. Avere un cane guida non significa avere qualcosa in più, ma qualcosa di essenziale. Significa poter vivere con dignità, con autonomia, con gioia. Cosa serve oggi, secondo lei, per migliorare davvero la situazione? Serve cultura, prima di tutto.
Bisogna educare le persone, insegnare ai bambini che il cane guida non si tocca, che ha diritto di passare per primo, che non è un animale qualsiasi. E poi servono più risorse per le scuole di addestramento e più sostegno per chi ne ha bisogno. Perché la libertà non deve mai essere un lusso.”

Un messaggio finale?

Guardate una persona non vedente che cammina col suo cane: quello è un piccolo miracolo quotidiano. Due esseri viventi che si capiscono senza parole.