Il privilegio di essere disabile

C’è una frase che torna spesso, magari detta con leggerezza, quasi per sdrammatizzare: “Il privilegio di essere disabile.” Ma chi vive davvero questa realtà sa che non è un privilegio.
È una sfida quotidiana. È adattarsi, ogni giorno, a un mondo che troppo spesso non è pensato per tutti. Non è il parcheggio più vicino, Non è un ingresso gratuito., Non sono corsie preferenziali.
Il vero privilegio è un altro. È non dover chiedere. Non dover spiegare. Non dover giustificare ogni esigenza come se fosse un’eccezione. Il vero privilegio è vivere in un mondo che ti accoglie senza condizioni,
che non ti costringe a dimostrare continuamente il tuo diritto a esserci.
Perché l’inclusione non è un favore. È un diritto.

Dove gli adulti vedono limiti, i bambini vedono amore

Erika è una maestra d’asilo nonostante la sindrome di Down, ma con tutto ciò che la rende speciale. Da oltre dieci anni lavora in una scuola dell’infanzia a San Fior, dove ogni giorno accompagna i bambini con una sensibilità che molti definiscono rara. Non è solo un supporto: è presenza, empatia, sorriso. Ed è proprio questo che la rende unica.  Perché i bambini, a differenza degli adulti, non cercano etichette. Non vedono diagnosi. Non conoscono la cattiveria. Vedono chi li ascolta. Chi li abbraccia. Chi li capisce davvero. E in questo Erika è straordinaria. La sua storia non è solo un esempio di inclusione. È una lezione potente per tutti noi: il limite spesso non è nelle persone, ma nello sguardo di chi osserva. In un mondo che corre veloce e giudica ancora di più, Erika ci ricorda una verità semplice: la diversità non è un ostacolo, è una forma diversa di bellezza. E forse, se imparassimo a guardare il mondo con gli occhi dei bambini, scopriremmo che la cattiveria… non esiste davvero.

Daniele Terenzi: quando la danza supera ogni limite

La storia di Daniele Terenzi è una di quelle che non si limitano a emozionare, ma lasciano un segno profondo. Romano, classe 1988, Terenzi è oggi il primo ballerino al mondo a esibirsi con una protesi transfemorale, portando sul palco repertori di danza classica, neoclassica e latina. La sua vita cambia drasticamente nel 2018, quando un grave incidente lo costringe ad affrontare la perdita di una gamba e un lungo percorso di riabilitazione. Per molti sarebbe stata la fine di un sogno. Per lui, invece, è stato solo l’inizio di una nuova sfida.  Con determinazione e una forza fuori dal comune, Terenzi non solo torna a camminare, ma riesce a fare qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima: danzare con una protesi progettata appositamente per il suo corpo e per la sua arte. Nel 2023 riceve anche il titolo di Étoile, riconoscimento che consacra il suo percorso artistico e umano. Ma la sua storia va oltre i premi: è un messaggio potente di inclusione, resilienza e possibilità. Daniele Terenzi oggi porta in scena una nuova idea di danza, dove la disabilità non è un limite ma una forma diversa di espressione. Un esempio concreto di come il talento, unito alla volontà, possa riscrivere le regole e trasformare le fragilità in forza.

 

Marta, con la sindrome di Down, porta la sua voce fino all’ONU

Voglio scegliere per me 
Una storia di autonomia, diritti e autodeterminazione arriva dall’esperienza di Marta Sodano, giovane donna con sindrome di Down che ha avuto l’opportunità di portare la propria testimonianza fino alla sede delle Nazioni Unite. Il suo messaggio è chiaro: le persone con disabilità devono poter scegliere per la propria vita. Marta ha raccontato un percorso fatto di difficoltà ma anche di importanti conquiste. Durante l’infanzia e l’adolescenza ha dovuto affrontare momenti complicati, tra cui episodi di bullismo e pregiudizi legati alla sua condizione. Tuttavia, grazie al sostegno della famiglia e di chi ha creduto nelle sue capacità, è riuscita a costruire il proprio percorso di autonomia, arrivando oggi a lavorare e a partecipare attivamente a iniziative dedicate ai diritti delle persone con disabilità. Nel suo intervento Marta ha ribadito un concetto fondamentale: l’autodeterminazione. «Voglio scegliere per me», ha dichiarato, sottolineando quanto sia importante che le persone con disabilità possano prendere decisioni sulla propria vita, senza essere sostituite nelle scelte da altri. Un tema che riguarda da vicino il dibattito sui progetti di vita e sull’inclusione sociale. Spesso, infatti, il rischio è quello di un eccesso di protezione che, pur nascendo da buone intenzioni, finisce per limitare le possibilità di crescita e di autonomia delle persone con disabilità. La testimonianza di Marta sarà al centro anche di un incontro pubblico dedicato proprio ai percorsi di autonomia e inclusione, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di garantire a tutti le stesse opportunità. La sua storia rappresenta un esempio concreto di come l’inclusione non sia solo un principio, ma un processo che passa attraverso il riconoscimento dei diritti, della dignità e della libertà di scelta di ogni persona. Una voce che, partita dalla vita quotidiana, è arrivata fino alle Nazioni Unite per ricordare un principio semplice ma essenziale: ogni persona ha il diritto di essere protagonista della propria vita.