Dove gli adulti vedono limiti, i bambini vedono amore

Erika è una maestra d’asilo nonostante la sindrome di Down, ma con tutto ciò che la rende speciale. Da oltre dieci anni lavora in una scuola dell’infanzia a San Fior, dove ogni giorno accompagna i bambini con una sensibilità che molti definiscono rara. Non è solo un supporto: è presenza, empatia, sorriso. Ed è proprio questo che la rende unica.  Perché i bambini, a differenza degli adulti, non cercano etichette. Non vedono diagnosi. Non conoscono la cattiveria. Vedono chi li ascolta. Chi li abbraccia. Chi li capisce davvero. E in questo Erika è straordinaria. La sua storia non è solo un esempio di inclusione. È una lezione potente per tutti noi: il limite spesso non è nelle persone, ma nello sguardo di chi osserva. In un mondo che corre veloce e giudica ancora di più, Erika ci ricorda una verità semplice: la diversità non è un ostacolo, è una forma diversa di bellezza. E forse, se imparassimo a guardare il mondo con gli occhi dei bambini, scopriremmo che la cattiveria… non esiste davvero.

Marta, con la sindrome di Down, porta la sua voce fino all’ONU

Voglio scegliere per me 
Una storia di autonomia, diritti e autodeterminazione arriva dall’esperienza di Marta Sodano, giovane donna con sindrome di Down che ha avuto l’opportunità di portare la propria testimonianza fino alla sede delle Nazioni Unite. Il suo messaggio è chiaro: le persone con disabilità devono poter scegliere per la propria vita. Marta ha raccontato un percorso fatto di difficoltà ma anche di importanti conquiste. Durante l’infanzia e l’adolescenza ha dovuto affrontare momenti complicati, tra cui episodi di bullismo e pregiudizi legati alla sua condizione. Tuttavia, grazie al sostegno della famiglia e di chi ha creduto nelle sue capacità, è riuscita a costruire il proprio percorso di autonomia, arrivando oggi a lavorare e a partecipare attivamente a iniziative dedicate ai diritti delle persone con disabilità. Nel suo intervento Marta ha ribadito un concetto fondamentale: l’autodeterminazione. «Voglio scegliere per me», ha dichiarato, sottolineando quanto sia importante che le persone con disabilità possano prendere decisioni sulla propria vita, senza essere sostituite nelle scelte da altri. Un tema che riguarda da vicino il dibattito sui progetti di vita e sull’inclusione sociale. Spesso, infatti, il rischio è quello di un eccesso di protezione che, pur nascendo da buone intenzioni, finisce per limitare le possibilità di crescita e di autonomia delle persone con disabilità. La testimonianza di Marta sarà al centro anche di un incontro pubblico dedicato proprio ai percorsi di autonomia e inclusione, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di garantire a tutti le stesse opportunità. La sua storia rappresenta un esempio concreto di come l’inclusione non sia solo un principio, ma un processo che passa attraverso il riconoscimento dei diritti, della dignità e della libertà di scelta di ogni persona. Una voce che, partita dalla vita quotidiana, è arrivata fino alle Nazioni Unite per ricordare un principio semplice ma essenziale: ogni persona ha il diritto di essere protagonista della propria vita.

Marco Fasanella: lo sport come passione, sacrificio e vittoria

La maglia azzurra come simbolo di appartenenza

Lo sport è passione, disciplina e condivisione. Per Marco Fasanella rappresenta tutto questo e molto di più. Il suo percorso sportivo racconta la storia di un atleta che ha trasformato il calcio in un terreno di crescita personale, dimostrando che il talento e la determinazione non conoscono limiti. Marco è uno dei protagonisti del calcio a 5 FISDIR, la federazione che promuove lo sport per atleti con disabilità intellettivo-relazionali. La sua carriera nasce dalla passione per il pallone, coltivata con costanza e spirito di sacrificio, qualità che lo hanno portato a vestire la maglia della Nazionale italiana. Indossare la maglia della Nazionale rappresenta per ogni atleta un traguardo straordinario. Per Marco Fasanella è diventato il simbolo di un percorso costruito attraverso allenamenti intensi, impegno e dedizione. Il momento più alto della sua carriera arriva nel 2017, quando conquista il titolo mondiale di calcio a 5 per atleti con sindrome di Down. Una vittoria che ha segnato una pagina importante dello sport inclusivo italiano, portando la Nazionale sul tetto del mondo. Quel successo non è stato soltanto un risultato sportivo, ma la dimostrazione concreta di come il lavoro di squadra, la preparazione atletica e la forza mentale possano portare a risultati straordinari. Il percorso sportivo di Marco è costruito su valori fondamentali. L’allenamento costante rappresenta la base del suo rendimento, un momento in cui si sviluppano tecnica, resistenza e concentrazione.

Nel calcio a 5 ogni movimento è studiato, ogni azione nasce dalla collaborazione tra compagni di squadra. Marco incarna perfettamente lo spirito di gruppo, dimostrando quanto la fiducia reciproca e il rispetto siano elementi fondamentali per raggiungere grandi risultati. Le competizioni internazionali a cui ha partecipato nel corso della carriera, tra mondiali, tornei europei e manifestazioni sportive dedicate, hanno contribuito a consolidare il suo ruolo all’interno del movimento sportivo paralimpico. La carriera di Marco Fasanella rappresenta un esempio concreto dell’evoluzione dello sport inclusivo. Il calcio a 5 FISDIR continua a crescere grazie ad atleti che, come lui, portano qualità tecnica e valori sportivi dentro e fuori dal campo. Il suo percorso dimostra come lo sport sia uno spazio in cui contano la preparazione, la passione e la voglia di migliorarsi. Ogni competizione diventa un’occasione per confrontarsi, crescere e contribuire allo sviluppo dello sport paralimpico italiano. Nel percorso sportivo di Marco, le medaglie e i trofei rappresentano traguardi importanti, ma il vero successo è la continuità, la capacità di rimanere protagonista nel tempo attraverso l’impegno e la determinazione. La sua storia sportiva racconta come il calcio possa diventare uno strumento di crescita, un ambiente in cui sviluppare capacità tecniche e valori che rendono lo sport un’esperienza unica. Marco Fasanella continua a rappresentare un punto di riferimento per il calcio a 5 inclusivo, dimostrando che la passione per lo sport è una forza capace di superare ogni ostacolo e di trasformare ogni partita in un’occasione per scrivere nuove pagine di sport.

Marco Fasanella: un cromosoma in più e una marcia in più

Chi è Marco Fasanella

Ci sono storie che commuovono e che ispirano. Tra queste, quella di Marco Fasanella risuona come un inno alla vita, un manifesto di forza, passione e speranza. In lui convivono sogni, calci, pagine scritte e un sorriso che non si spegne mai. Marco Fasanella è un giovane milanese che convive con la sindrome di Down, ma per lui questa condizione non è una barriera: è una spinta, una marcia in più. Nato nell’aprile del 1991, vive a Corsico, nella cintura urbana di Milano. La sua vita è fatta di molti volti: atleta nella nazionale italiana FISDIR di calcio a 5, autore, barista, e ora anche performer nel mondo del teatro. Ma prima di tutto, Marco è  come lui stesso ama dire un ragazzo che ama la vita. Il campo è casa: lo sport come sacrificio e gioia. Il calcio lo ha portato oltre i propri limiti, là dove la squadra diventa famiglia e le battaglie diventano sfide collettive. Marco si è unito alla nazionale FISDIR qualche anno fa dopo aver superato le selezioni. Con la maglia azzurra ha partecipato a tornei internazionali — Trisomie Games (vittoria nel 2016), Europei 2018, Mondiali 2017 (dove ha alzato il trofeo da campione) e altri appuntamenti. Il 2017 resta una pietra miliare: nel Mondiale di calcio a 5 per persone con sindrome di Down, la nazionale italiana ha vinto, e a Marco è stata donata la maglia numero 10 per il suo compleanno (14 aprile).

Ma non si ferma sul campo da gioco. Marco lavora come barista e, con grande dedizione, ha insegnato ad altri il mestiere: un impegno concreto e quotidiano, fatto di relazioni, sorrisi, lavoro e sudore.

“Per non lasciare indietro nessuno”

Nel 2022 Marco ha coronato un altro grande sogno: ha pubblicato il suo primo libro Per non lasciare indietro nessuno. Sindrome di Down: un cromosoma e una marcia in più. In circa 85 pagine, racconta la sua storia le difficoltà, le gioie, i sogni, l’amore e la passione per lo sport  e manda un messaggio chiaro: la sindrome di Down non è un freno. È una risorsa, una possibilità di guardare il mondo con occhi particolari. Ha parlato di sogni grandi, e spera davvero che la politica lavori davvero per non lasciare indietro nessuno. Il nostro amico Marco non si è fermato neanche davanti a un palcoscenico. Ha debuttato in teatro con lo spettacolo Pinocchio Rock, il ragazzo di legno, al Teatro Delfino di Milano. Lì, con il corpo e la voce, ha tolto le etichette e mostrato che ogni persona ha storie da raccontare, merita di essere vista e ascoltata.

Cosa ci insegna Marco

Abbracciare la differenza! Il vero limite non è un cromosoma in più, ma la chiusura mentale. Marco ci ricorda che l’inclusione nasce dal rispetto e dall’incontro.  Sognare e agire! Non basta desiderare: bisogna mettersi in cammino. Marco non ha aspettato che altri scrivessero per lui la sua storia: l’ha scritta con le sue mani, con il suo cuore. Lo sport come scuola di vita! Il campo insegna il rispetto, il sacrificio, la squadra. E non importa “chi fai parte”: importa che tu dia il massimo.  La cultura come percorso d’identità! Scrivere, recitare, raccontarsi: questi atti ci danno sostanza. Farlo vuol dire assumere il proprio potere, accettarsi e affermarsi. Leggendo la storia di Marco Fasanella pensiamo a quante voci non si sentono, quanti sogni vengono nascosti o ignorati. Ma lui ha scelto di farsi vedere, di mettere a nudo la propria vita con coraggio. Nessuno è perfetto, ma ognuno ha valore. E la storia di Marco è un invito: a non restare spettatori, a camminare assieme, a fare spazio nel mondo per chi  secondo la società potrebbe essere “diverso”.

Ho Conosciuto Marco..

Ci sono persone che, quando le incontri, ti lasciano qualcosa dentro.  Non per quello che possiedono, ma per ciò che trasmettono. Marco è una di quelle persone.Un ragazzo pieno di gioia, con un sorriso che illumina e una voglia di vivere che travolge chiunque gli stia accanto. Lo guardi e capisci subito che non è uno che si accontenta: lui vuole spaccare il mondo, ma lo vuole fare a modo suo con amore, arte e autenticità. Marco è un vulcano di idee, un’esplosione di energia positiva. Ama la musica italiana, quella che sa raccontare la vita con parole semplici e vere. Ama scrivere poesie, mettere nero su bianco i suoi pensieri, le sue speranze, le sue battaglie. Perché Marco non scrive solo per sé: scrive per tutti noi. Il messaggio che porta avanti è chiaro, forte e necessario:

Il mondo è bello. Basta guerra, basta mafie, basta bullismo soprattutto verso chi è più fragile.”

Nei suoi scritti e nella sua vita quotidiana, Marco invita a guardare oltre la disabilità, a vedere la persona prima della condizione. Ci ricorda che ogni individuo ha un valore unico, un talento, una luce che merita di essere riconosciuta. Lui lo sa bene, perché quella luce l’ha imparata a vederla prima di tutto dentro di sé, grazie a una famiglia che gli ha insegnato l’amore vero: quello che non giudica, che accoglie, che incoraggia. E oggi Marco porta quel modello fuori, nel mondo. Lo porta con le sue parole, con i suoi gesti, con la sua presenza luminosa. In un’epoca in cui è facile puntare il dito e difficile aprire il cuore, Marco ci ricorda che la gentilezza è rivoluzionaria, che la diversità è una ricchezza, e che la vita, nonostante tutto, resta una meravigliosa avventura da condividere. Marco non è solo un ragazzo pieno di sogni. È un esempio vivente di speranza.

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