Associazione Torniamo Umani APS

Torniamo Umani: Quando la solidarietà diventa comunità
Ci sono nomi che raccontano già una storia. Torniamo Umani è uno di questi. È un invito semplice, ma potente: tornare a guardarci negli occhi, ad ascoltare, ad accorgerci di chi abbiamo accanto.Nata a Stornara nel 2023, in provincia di Foggia, l’associazione Torniamo Umani APS porta avanti un impegno rivolto alla solidarietà, all’inclusione e alla tutela della dignità delle persone, con una particolare attenzione verso chi attraversa situazioni di fragilità o rischia di rimanere ai margini. Attraverso iniziative sociali, culturali e di sensibilizzazione, l’associazione cerca di costruire legami e occasioni d’incontro, affrontando temi importanti come l’integrazione, l’emarginazione, la povertà e la legalità. Ma forse il valore più bello di Torniamo Umani non è soltanto ciò che fa. È il modo in cui sceglie di esserci. Perché dietro ogni difficoltà c’è prima di tutto una persona. Una storia che merita di essere ascoltata, una dignità che deve essere rispettata, una mano che, qualche volta, ha semplicemente bisogno di incontrarne un’altra. Ed è proprio qui che il messaggio di Torniamo Umani incontra profondamente quello di Abileconte.it: costruire una società nella quale le differenze non diventino distanze e la fragilità non sia mai sinonimo di invisibilità. Per cambiare il mondo non occorre sempre fare qualcosa di straordinario. A volte basta tornare ad essere umani.

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torniamoumani.aps@outlook.it

Angeli 2021: l’inclusione come gesto quotidiano

A Manfredonia c’è un’associazione che prova ogni giorno a trasformare una parola spesso abusata, “inclusione”, in qualcosa di molto più semplice e concreto: ESSERCI. Esserci per un bambino, esserci per una persona con disabilità, per un anziano e per una famiglia. A tal proposito ho avuto il piacere di conoscere l’associazione Angeli 2021 APS ETS e la sua presidente Rita Colonna. Angeli 2021 APS ETS è un’associazione nata con un obiettivo semplice: non lasciare sole le persone e le famiglie davanti alle difficoltà della quotidianità. Bambini, ragazzi, adulti, anziani e persone con disabilità trovano nell’associazione un punto di riferimento fatto prima di tutto di persone. Persone che accompagnano, ascoltano, aiutano e creano occasioni per stare insieme. Dal trasporto sociale agli accompagnamenti per visite mediche, dalla navetta scolastica al doposcuola, fino ai laboratori creativi ed educativi, alle attività di socializzazione e ai progetti inclusivi: ogni iniziativa parte da un principio che sentiamo profondamente vicino anche ad Abileconte.it: “la disabilità non deve mai diventare isolamento”. Tra i progetti più belli c’è anche il campus estivo “Angeli al Mare”, perché il mare, il gioco, l’amicizia e la possibilità di vivere esperienze insieme non dovrebbero essere privilegi, ma opportunità accessibili a tutti. Dietro ogni servizio, però, c’è qualcosa che non si può racchiudere in un elenco: c’è il tempo donato, una mano tesa, un sorriso, la tranquillità di una famiglia che sa di poter contare su qualcuno. Ed è forse proprio questo il significato più autentico dell’inclusione. Non solo fare qualcosa “per” qualcuno, ma costruire qualcosa “insieme” a qualcuno. Come Abileconte.it siamo felici di raccontare realtà come Angeli 2021, perché crediamo che una società diventi davvero più umana quando nessuno viene considerato un problema o semplicemente “diverso”.

apsangeli2021@gmail.com


Abileconte.it
Perché l’accessibilità non significa soltanto poter entrare. Significa poter partecipare.

Quando il corpo si arrende, ma il cuore continua a nuotare

La storia di Bartłomiej Kubkowski è una di quelle che lasciano il segno perché raccontano qualcosa che tutti, in fondo, conosciamo: la fatica di rialzarsi dopo ogni sconfitta. Nel 2021 provò ad attraversare a nuoto il Mar Baltico. Si fermò dopo 115 chilometri. Tornò nel 2022 e arrivò a 117. Nel 2023 fu costretto ad arrendersi dopo 130 chilometri, sorpreso persino dalla neve in pieno agosto. Nel 2025 sembrava davvero vicino all’impresa: oltre 52 ore in acqua, 159 chilometri percorsi e la costa polacca distante appena 11 chilometri. Ma ancora una volta dovette fermarsi.
Quattro tentativi. Quattro delusioni. In totale aveva nuotato 521 chilometri senza mai raggiungere la meta. Molti, dopo un percorso del genere, avrebbero deciso che era abbastanza. Lui no. Il 31 luglio 2026 è tornato ancora una volta nelle fredde acque del Baltico, partendo da Kåseberga, in Svezia. Le regole erano severissime: nessun contatto con la barca di supporto, nessuna sosta, nessun sonno. Mangiava e beveva mentre continuava a nuotare, ricevendo il cibo attraverso un’asta. Perché il record fosse valido avrebbe dovuto raggiungere la spiaggia di Dziwnów, in Polonia, completamente con le proprie forze e riuscire a rimanere in piedi senza alcun aiuto. Ha nuotato per oltre due giorni consecutivi. La mancanza di sonno ha iniziato a presentare il conto. Sono arrivate le allucinazioni. La sua squadra ha raccontato che, in alcuni momenti, sembrava aver perso il contatto con la realtà. Eppure il suo corpo continuava a fare quello che aveva imparato a fare: una bracciata dopo l’altra. Una scena che ricorda quanto la forza di una persona non sia soltanto nei muscoli, ma soprattutto nella volontà. Dopo 56 ore e 160 chilometri, Bartłomiej Kubkowski è finalmente arrivato sulla spiaggia polacca. Davanti a lui c’erano centinaia di persone ad aspettarlo. È uscito dall’acqua senza alcun aiuto e, nonostante la stanchezza estrema, è rimasto in piedi. In quel momento non ha conquistato soltanto un record. È diventato la prima persona nella storia ad attraversare a nuoto il Mar Baltico dalla Svezia alla Polonia.
Il traguardo più bello non è stato quello sportivo. Con questa impresa ha raccolto oltre 200.000 dollari a favore di Cancer Fighters, una fondazione che sostiene i bambini malati di cancro. Perché il valore di una grande impresa cresce ancora di più quando diventa speranza per qualcun altro. La disabilità, la malattia, una sconfitta o un ostacolo possono rallentare il cammino, ma non devono decidere dove finirà il nostro viaggio. 

Luglio, il mese dell’orgoglio della disabilità: un invito a guardare oltre i pregiudizi

Luglio da sempre è il Disability Pride Month, un mese dedicato alla consapevolezza, ai diritti e al riconoscimento del valore delle persone con disabilità. Nato negli Stati Uniti per ricordare l’approvazione dell’Americans with Disabilities Act (ADA) del 26 luglio 1990, oggi rappresenta un movimento internazionale che promuove una cultura fondata sul rispetto, sull’autodeterminazione e sulla piena partecipazione alla vita sociale. Ma cosa significa davvero “Orgoglio della disabilità”?
Non significa essere orgogliosi delle difficoltà che una persona può affrontare ogni giorno. Significa essere orgogliosi della propria identità, senza sentirsi costretti a nascondersi, a giustificarsi o a chiedere il permesso di occupare il proprio posto nel mondo. È la consapevolezza che una persona non è la sua diagnosi, ma l’insieme dei suoi sogni, delle sue capacità, delle sue passioni e delle relazioni che costruisce.  Il vero significato del Disability Pride è superare i pregiudizi e abbattere le barriere non solo quelle architettoniche, ma anche quelle culturali e sociali. Perché l’inclusione nasce dal rispetto, dall’ ascolto e dal riconoscimento della capacità di ciascuno. In Italia, tuttavia molte iniziative e manifestazioni del Disability Pride si svolgono a settembre per ragioni organizzative e per favorire una maggiore partecipazione dopo il periodo estivo.