Simracing: quando la velocità virtuale diventa strumento di inclusione

La Tecnologia al Servizio delle Persone

Nel cuore dell’innovazione sportiva c’è una rivoluzione che non ha bisogno di piste reali, cavalli vapore e copertine glamour: è il motorsport virtuale, o Simracing, che sta guidando verso un’idea di sport più ampia e inclusiva. Nato come disciplina digitale riconosciuta dalla FIA e dal CONI insieme ad ACI Esport, il Simracing è diventato molto più di una gara online: è un progetto di vita. Grazie a INCLUSION-E®, una iniziativa frutto della collaborazione tra istituzioni federali e il mondo del sociale, la simulazione di guida si apre a chi fino a ieri incontrava barriere insormontabili. 
Il primo passo è stato la realizzazione di simulatori accessibili, progettati con un design “zero barriere”, capaci di mettere una persona con disabilità motoria nelle stesse condizioni competitive di chiunque altro. Una piccola grande rivoluzione che parla di autonomia, identità e possibilità. 
A questa innovazione si unisce l’INCLUSION® Tour, un viaggio per l’Italia dove chiunque può sperimentare la guida e sentire il brivido della competizione virtuale. 
Qui il cuore di Abileconte.it trova consonanza con un messaggio profondo: lo sport non è solo performance, è comunità, superare i limiti significa prima di tutto riconoscere il valore di ciascuna persona. Il Simracing ci ricorda che innovazione e inclusione possono correre insieme, senza lasciare indietro nessuno

Non diversità, ma unicità

L’eredità di un mister che ha insegnato l’inclusione col cuore

Nel calcio giovanile italiano c’è una storia che va oltre il risultato e la classifica. È quella lasciata in eredità da Renzo Vergnani, allenatore ed educatore che ha fatto dell’inclusione una pratica quotidiana, prima ancora che un messaggio da raccontare.
A un mese dalla sua scomparsa, avvenuta il 10 dicembre 2025, il messaggio di Renzo era e resta chiaro: nel calcio, come nella vita, non esiste la diversità, ma l’unicità delle persone. Vergnani è stato per anni alla guida della scuola calcio Bimbi Sperduti ASD, un progetto nato per permettere a bambini e ragazzi, con e senza disabilità, di giocare insieme, condividendo regole, emozioni e crescita. Un’idea semplice nella forma, ma profonda nella sostanza, che ha reso il campo da gioco uno spazio realmente accessibile e umano. Tecnico con oltre trent’anni di esperienza riconosciuta dalla FIGC, Vergnani ha ricoperto anche il ruolo di Commissario Tecnico della Nazionale di Calcio Amputati, portando competenze e sensibilità in un ambito dove lo sport diventa strumento di riscatto e consapevolezza. Ma chi lo ha conosciuto ricorda soprattutto il suo approccio: attenzione alle persone prima che agli atleti, rispetto prima della prestazione.

In un tempo in cui lo sport è spesso dominato da logiche di selezione e performance, l’esperienza di Renzo Vergnani ricorda che il calcio può essere ancora una scuola di vita, capace di includere, educare e unire. Un’eredità che resta viva ogni volta che un bambino scende in campo sentendosi, semplicemente, parte di una squadra.

    Ciao Renzo… 

 

 

3 Dicembre: Giornata Mondiale della Disabilità

Giornata Mondiale della Disabilità: un invito a guardarci negli occhi

Il 3 dicembre il mondo si ferma un momento, giusto il tempo necessario per ricordare qualcosa che spesso dimentichiamo: la disabilità non è una condizione distante, né un limite da compatire. È parte della nostra umanità, un’espressione della straordinaria diversità con cui ogni persona abita il mondo.

Questa giornata non parla solo di barriere architettoniche, ma anche e soprattutto  di quelle invisibili: lo sguardo che esclude, la parola che ferisce, il silenzio che ignora. Parla della fatica di chi lotta per essere visto, ascoltato, rispettato. Ma parla anche della forza immensa di chi ogni giorno trasforma difficoltà in possibilità, fragilità in coraggio.

Celebrare la Giornata Mondiale della Disabilità significa riconoscere che l’inclusione non è un favore: è un diritto. E che una società più accessibile non migliora la vita solo di chi ha una disabilità, ma di tutti.

Perché la vera disabilità è non riuscire a vedere l’altro per ciò che è: una persona, intera e piena di valore.

 

Più Investimenti nel Para – Sport; più accesso e più inclusione

Quando lo sport apre davvero le porte

Nel mondo di oggi spesso chiuso dietro barriere invisibili  lo sport per le persone con disabilità ha un potere profondo: quello di trasformare vite, abbattere pregiudizi, creare inclusione. È con questo spirito che International Paralympic Committee (IPC), dal palco del Forum internazionale organizzato da UNESCO a Santiago del Cile, lancia un appello forte e chiaro: i governi devono aumentare gli investimenti nel “para-sport”. Lo fa per ricordarci che lo sport non è un privilegio riservato a pochi, ma un diritto di tutti  e che, per molte persone con disabilità, rappresenta uno strumento di emancipazione, fiducia in sé, socialità. Come sottolineato da Kristina Molloy, Deputy CEO dell’IPC, il “para-sport” è un driver di inclusione e di cambiamento sociale.

Eppure, nonostante la sua forza trasformativa, la strada è lunga: ad oggi, un bambino su tre con disabilità non ha accesso all’educazione fisica. Un dato che parla chiaro: non basta volerlo serve intervenire concretamente.

Per questo l’IPC, in collaborazione con UNESCO e altri attori internazionali, propone una roadmap concreta per garantire: infrastrutture sportive accessibili, tecnologie assistive, formazione di insegnanti e allenatori sensibili all’inclusione, ed equità nella rappresentazione mediatica. Più investimenti significa più palestre accessibili, più allenatori formati, più opportunità di partecipazione  ma anche un segnale forte: che la società riconosce valore e dignità ad ogni persona, al di là delle sue abilità.

In Italia, in questi mesi, si parla sempre di più di “sport per tutti”: nuove strutture, sinergie pubblico-private, progetti per promuovere attività fisica anche nei piccoli centri. Serve però uno sforzo sistematico, una volontà reale e concreta, non solo parole.

In un momento storico in cui lo sport può diventare volano di coesione sociale, non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno: il para-sport non è un di più, ma una priorità perché lo sport è umano, e l’umanità è per tutti.