La costanza che apre le porte dei sogni: la storia di Marco Fasanella

Ci sono storie che dimostrano come il talento sia importante, ma che senza costanza e determinazione difficilmente riesca a lasciare il segno. Quella di Marco Fasanella è una di queste. Campione del mondo di calcio paralimpico con la Nazionale italiana FISDIR nel 2017, Marco non ha mai permesso che la sindrome di Down definisse i confini della sua vita. Ha trasformato lo sport in uno strumento di crescita, autonomia e inclusione, diventando un esempio per tanti giovani e dimostrando che i limiti possono essere superati con impegno, sacrificio e fiducia in sé stessi.  Oggi la sua storia ha raggiunto un nuovo e importante traguardo: essere raccontata sulle pagine di “Io Valgo”, il magazine promosso dal Ministero per le Disabilità, una pubblicazione che raccoglie esperienze capaci di valorizzare il talento, il lavoro e l’autonomia delle persone con disabilità. Entrare in una rivista di rilievo nazionale significa dare voce non solo al proprio percorso, ma anche a quello di migliaia di persone che ogni giorno combattono per vedere riconosciute le proprie capacità. La storia di Marco ci ricorda che i sogni non si realizzano per caso. Si costruiscono con pazienza, un passo alla volta, affrontando gli ostacoli senza smettere di credere nelle proprie possibilità. La sua presenza su Io Valgo rappresenta un riconoscimento meritato e un messaggio potente: quando la costanza incontra la passione, nessun traguardo è davvero irraggiungibile.

Più Investimenti nel Para – Sport; più accesso e più inclusione

Quando lo sport apre davvero le porte

Nel mondo di oggi spesso chiuso dietro barriere invisibili  lo sport per le persone con disabilità ha un potere profondo: quello di trasformare vite, abbattere pregiudizi, creare inclusione. È con questo spirito che International Paralympic Committee (IPC), dal palco del Forum internazionale organizzato da UNESCO a Santiago del Cile, lancia un appello forte e chiaro: i governi devono aumentare gli investimenti nel “para-sport”. Lo fa per ricordarci che lo sport non è un privilegio riservato a pochi, ma un diritto di tutti  e che, per molte persone con disabilità, rappresenta uno strumento di emancipazione, fiducia in sé, socialità. Come sottolineato da Kristina Molloy, Deputy CEO dell’IPC, il “para-sport” è un driver di inclusione e di cambiamento sociale. Eppure, nonostante la sua forza trasformativa, la strada è lunga: ad oggi, un bambino su tre con disabilità non ha accesso all’educazione fisica. Un dato che parla chiaro: non basta volerlo serve intervenire concretamente.

Per questo l’IPC, in collaborazione con UNESCO e altri attori internazionali, propone una roadmap concreta per garantire: infrastrutture sportive accessibili, tecnologie assistive, formazione di insegnanti e allenatori sensibili all’inclusione, ed equità nella rappresentazione mediatica. Più investimenti significa più palestre accessibili, più allenatori formati, più opportunità di partecipazione  ma anche un segnale forte: che la società riconosce valore e dignità ad ogni persona, al di là delle sue abilità.

In Italia, in questi mesi, si parla sempre di più di “sport per tutti”: nuove strutture, sinergie pubblico-private, progetti per promuovere attività fisica anche nei piccoli centri. Serve però uno sforzo sistematico, una volontà reale e concreta, non solo parole.

In un momento storico in cui lo sport può diventare volano di coesione sociale, non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno: il para-sport non è un di più, ma una priorità perché lo sport è umano, e l’umanità è per tutti.