Van Gogh veste la rinascita: a Manfredonia la moda diventa inclusione

Ci sono passerelle sulle quali sfilano abiti. E poi ci sono passerelle sulle quali sfilano storie, coraggio e voglia di ricominciare. È questo il significato di “Van Gogh veste la rinascita”, l’iniziativa che il 6 settembre ha trasformato il suggestivo Castello di Manfredonia in uno spazio nel quale arte e moda hanno incontrato inclusione e solidarietà. Protagonisti della serata sono stati trenta abiti e accessori ispirati all’universo artistico di Vincent Van Gogh, indossati da donne che hanno affrontato o stanno affrontando un tumore al seno e da persone con disabilità. L’iniziativa rappresenta l’evento conclusivo di un percorso di sartoria sociale promosso dall’Associazione Ars Manfredonia nell’ambito di Costa a Sud.  La scelta di Van Gogh non è casuale. La sua capacità di trasformare fragilità e tormento interiore in colore e bellezza diventa la metafora di un messaggio potente: una persona non coincide mai con la propria malattia, con una disabilità o con un momento difficile della propria vita. Ed è forse questo l’aspetto più bello dell’iniziativa. Per una sera la moda ha smesso di inseguire l’idea della perfezione e ha scelto qualcosa di molto più autentico: la vita reale. Il progetto guarda inoltre oltre Manfredonia: la collezione è destinata a essere presentata in altre città italiane e all’estero e, al termine del percorso, abiti e accessori saranno messi all’asta. Il ricavato sosterrà l’Associazione Agata e altre realtà del territorio impegnate nell’aiuto alle donne operate al seno. Perché rinascere non significa tornare ad essere quelli di prima. Significa scoprire che, anche dopo una ferita, possiamo diventare qualcosa di nuovo. E continuare, ancora una volta, a essere protagonisti della nostra storia.

 

Le Disabilità: da Roma a Foggia una nuova visione condivisa tra istituzioni, imprese e comunità

Non un semplice convegno, ma un vero laboratorio culturale e sociale.

Roma, 14 febbraio 2026 – Confimprenditori, Lungotevere dei Mellini 44

Il 14 febbraio 2026, a Roma, Confimprenditori ha ospitato il convegno nazionale “Le disabilità – Una narrazione verso una visione”, un momento di confronto tra istituzioni, protagonisti della società civile, rappresentanti aziendali e voci dell’associazionismo, per riflettere sull’attualità, le sfide e i possibili orizzonti inclusivi nel nostro Paese. Tra gli interventi istituzionali più attesi quello di Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità, impegnata nella riforma organica della materia e nella promozione dell’autonomia e della vita indipendente. L’On. Antonio Maria Rinaldi, ha posto l’attenzione non solo sulla dimensione storica e sociale della disabilità nelle grandi città come Roma, ma anche sulla necessità di snellire le pratiche burocratiche per le persone con disabilità, semplificando procedure amministrative e tempi di accesso ai servizi, affinché i diritti non restino sulla carta ma diventino strumenti concreti di autonomia. Tra gli interventi di rilievo quello del dott. Pastorella, Global Chief Sustainability Development. Nel suo intervento ha sottolineato il ruolo della sostenibilità come leva di impatto sociale, evidenziando come sport, iniziative comunitarie e responsabilità d’impresa possano generare inclusione reale e opportunità per le persone in condizioni di vulnerabilità. La sostenibilità, è stato ribadito, non può prescindere dall’inclusione. Nel campo dell’innovazione tecnologica, il contributo di Pedius è stato citato come esempio concreto di abbattimento delle barriere comunicative: l’app consente alle persone sorde di effettuare telefonate in autonomia tramite trascrizione in tempo reale. Pedius è anche il nome della Startup fondata da Lorenzo di Ciaccio nel 2013 ideatore dell’app. Un esempio di come la tecnologia possa abbattere barriere comunicative e restituire maggiore indipendenza quotidiana. Sempre nella sfera della mobilità, testimonianze come quelle raccolte attorno all’esperienza del taxi accessibile di Marco D’Alessio, raccontano le potenzialità di servizi di trasporto pensati per persone con disabilità motorie, con un chiaro impatto sulla libertà di movimento e sulla qualità della vita.

Tra le voci protagoniste e piu autorevoli dell’evento c’è stata quella dell’Associazione Socio-Culturale – Sportivo Dilettantistica per la Riabilitazione e l’Inclusione della Persona Disabile (Assorì) di Foggia, realtà storica della Puglia impegnata da decenni nella promozione dell’inclusione sociale e culturale delle persone con disabilità. Fondata negli anni Ottanta da genitori, educatori e professionisti come Pia Colabella e Costanzo Mastrangelo, Assorì è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento territoriale, sviluppando percorsi educativi, centri polivalenti, attività sportive, servizi di formazione e azioni di riabilitazione comunitaria. L’intervento dell’Associazione Assori ha ribadito che l’inclusione vera nasce nei territori, nelle famiglie, nelle relazioni quotidiane. Uno dei momenti più intensi è stato il tuo contributo di Ivan Loriso, autore del libro “La mia Forza e la mia Debolezza” e fondatore del blog Abileconte.it.  La presentazione del libro  ha rappresentato una testimonianza diretta di resilienza e consapevolezza, mentre il blog è stato raccontato come piattaforma di advocacy, cultura e inclusione narrativa. Nel corso del convegno infine è intervenuta anche la fisioterapista Raffaella Bonfazzi, che ha posto l’attenzione sul valore della relazione terapeutica nel percorso di cura. Ogni paziente non è una diagnosi, ma una storia, un vissuto, un progetto di vita. La fisioterapia diventa efficace quando si costruisce un’alleanza basata sull’ascolto, sul rispetto e sulla personalizzazione del trattamento.

Un ringraziamento speciale va agli ideatori e organizzatori di questa iniziativa Dott. Daniele Ambrogio Turis e Dott.essa Miriam Ventura

Inail e Comitato Italiano Paralimpico: Lo sport come seconda possibilità

INAIL e il mondo paralimpico: quando la rinascita corre più veloce della paura

Ci sono storie che iniziano con una caduta, con un istante che cambia tutto. Ma ci sono storie che, da quella stessa caduta, imparano a volare. Nel mondo paralimpico, queste storie hanno spesso un alleato prezioso: l’INAIL, un’istituzione che non si limita a curare, ma che sceglie di accompagnare, di credere, di accendere nuove possibilità. Ogni persona che affronta un infortunio sul lavoro o una malattia professionale vive un terremoto interiore: il corpo cambia, la quotidianità si stravolge, le certezze si incrinano. L’INAIL entra in quel momento fragile con un approccio che va oltre la medicina: mette al centro la persona, i suoi tempi, le sue paure, i suoi sogni. Nei centri di riabilitazione e, soprattutto, nel celebre Centro Protesi di Vigorso di Budrio, non si consegnano solo protesi. Si restituisce dignità, autonomia, fiducia. È qui che il cammino dell’INAIL incontra quello del Comitato Italiano Paralimpico (CIP). Insieme, hanno compreso una verità semplice e rivoluzionaria:
lo sport non è soltanto competizione, è cura. È identità. È libertà. Grazie a programmi dedicati, supporto tecnico, orientamento sportivo e strumenti all’avanguardia, sempre più persone scoprono che una disabilità non è un confine, ma un nuovo modo di muoversi nel mondo.

C’è chi impara a nuotare con una protesi, chi torna a correre dopo aver pensato che non lo avrebbe mai più fatto, chi trova nello sport il coraggio di guardarsi allo specchio e dire: “Io valgo ciò che sono, non ciò che ho perso.” Gli atleti che incontriamo nelle piste, nelle piscine o sulle pedane sono ben più che campioni sportivi sono ambasciatori di resilienza, protagonisti di una rivoluzione culturale che l’INAIL sostiene con convinzione: mostrare al mondo che la disabilità non è una sconfitta, ma una condizione da cui può sbocciare un talento inatteso. Ogni loro medaglia racconta un percorso segnato da riabilitazione, volontà e passione. Ogni loro traguardo ricorda che la fragilità può trasformarsi in forza.
Ogni loro sorriso testimonia che il futuro può essere reinventato, anche quando sembra crollare sotto i piedi. La collaborazione tra INAIL e CIP non è solo un progetto sanitario o sportivo: è un messaggio. È l’idea che nessuno debba sentirsi solo. Che la comunità abbia il dovere e il privilegio di sostenere chi affronta un momento difficile. Che l’inclusione sia un valore concreto, costruito giorno dopo giorno, attraverso servizi, opportunità e relazioni. Grazie a questa alleanza, migliaia di persone hanno trovato nello sport un nuovo ruolo, un nuovo equilibrio, un nuovo senso. E l’Italia ha scoperto campioni straordinari, ma soprattutto esseri umani capaci di trasformare la propria ferita in testimonianza e speranza. Alla fine, ciò che INAIL e mondo paralimpico dimostrano è che la vera vittoria è sulla paura, sulla rinuncia, sulla solitudine. È la vittoria di chi sceglie di rialzarsi, di chi accetta la sfida, di chi si rimette in gioco. E allora lo sport diventa molto più di una disciplina: diventa un abbraccio, un motore, un orizzonte.  l’INAIL e il mondo paralimpico ti aiutano a ricordare che, anche spezzati, si può correre più forte di prima.