La fragilità non è un limite da superare, ma un linguaggio da imparare ad ascoltare

La forza di chi non nasconde più le crepe

Per molto tempo ho creduto che mostrarsi forti significasse non esporre mai il fianco. Resistere. Restare in piedi anche quando il peso era troppo. Pensavo che la forza fosse silenzio, controllo, durezza. Oggi so che mi sbagliavo. La vita, a un certo punto, mi ha insegnato un’altra grammatica.

Quella della fragilità. Non come resa, ma come verità. Ho imparato — sì, imparato — anche a piangere. E per piangere non intendo cedere, ma restare. Restare , anche quando qualcuno prova ad approfittarsi delle mie crepe.

La fragilità non mi ha tolto forza. Me ne ha data un’altra. Più scomoda, meno appariscente, ma infinitamente più vera. È il luogo in cui non ho più bisogno di dimostrare nulla, perché so chi sono. 

La mia verità.  Ivan Loriso

 
 

Parcheggi per disabili: Non è un favore, è un diritto

Un parcheggio occupato, una libertà negata

Ci sono gesti che durano pochi secondi, ma che per qualcun altro possono trasformarsi in un ostacolo insormontabile. Parcheggiare un’auto o uno scooter su uno stallo riservato alle persone con disabilità. I parcheggi per disabili non sono un privilegio, sono uno strumento indispensabile per garantire un diritto fondamentale: la libertà di movimento. Chi non vive una disabilità spesso guarda uno stallo riservato e vede solo uno spazio più largo. In realtà, quello spazio aggiuntivo serve per aprire completamente una portiera, posizionare una carrozzina, utilizzare una pedana o compiere movimenti che richiedono tempo e sicurezza. Quando un’auto si ferma troppo vicina, quando uno scooter invade le strisce laterali, quello spazio diventa inutilizzabile. Il risultato è semplice e drammatico, la non può scendere dall’auto. È bloccata. Invisibile. Spesso sento dire frasi come “torno subito”. La disabilità non funziona a orari. E i diritti non vanno in pausa Una città accessibile non è fatta solo di rampe e segnaletica, ma di persone consapevoli. Rispettare i parcheggi per disabili significa riconoscere l’altro, la sua dignità e il suo diritto a muoversi liberamente. È un gesto semplice, che non costa nulla, ma che può cambiare radicalmente la giornata di qualcuno.
Abileconte.it continuerà a raccontare e ricordare che l’inclusione non è un concetto astratto: è fatta di scelte quotidiane.

 

Simracing: quando la velocità virtuale diventa strumento di inclusione

La Tecnologia al Servizio delle Persone

Nel cuore dell’innovazione sportiva c’è una rivoluzione che non ha bisogno di piste reali, cavalli vapore e copertine glamour: è il motorsport virtuale, o Simracing, che sta guidando verso un’idea di sport più ampia e inclusiva. Nato come disciplina digitale riconosciuta dalla FIA e dal CONI insieme ad ACI Esport, il Simracing è diventato molto più di una gara online: è un progetto di vita. Grazie a INCLUSION-E®, una iniziativa frutto della collaborazione tra istituzioni federali e il mondo del sociale, la simulazione di guida si apre a chi fino a ieri incontrava barriere insormontabili. 
Il primo passo è stato la realizzazione di simulatori accessibili, progettati con un design “zero barriere”, capaci di mettere una persona con disabilità motoria nelle stesse condizioni competitive di chiunque altro. Una piccola grande rivoluzione che parla di autonomia, identità e possibilità. 
A questa innovazione si unisce l’INCLUSION® Tour, un viaggio per l’Italia dove chiunque può sperimentare la guida e sentire il brivido della competizione virtuale. 
Qui il cuore di Abileconte.it trova consonanza con un messaggio profondo: lo sport non è solo performance, è comunità, superare i limiti significa prima di tutto riconoscere il valore di ciascuna persona. Il Simracing ci ricorda che innovazione e inclusione possono correre insieme, senza lasciare indietro nessuno

Non diversità, ma unicità

L’eredità di un mister che ha insegnato l’inclusione col cuore

Nel calcio giovanile italiano c’è una storia che va oltre il risultato e la classifica. È quella lasciata in eredità da Renzo Vergnani, allenatore ed educatore che ha fatto dell’inclusione una pratica quotidiana, prima ancora che un messaggio da raccontare.
A un mese dalla sua scomparsa, avvenuta il 10 dicembre 2025, il messaggio di Renzo era e resta chiaro: nel calcio, come nella vita, non esiste la diversità, ma l’unicità delle persone. Vergnani è stato per anni alla guida della scuola calcio Bimbi Sperduti ASD, un progetto nato per permettere a bambini e ragazzi, con e senza disabilità, di giocare insieme, condividendo regole, emozioni e crescita. Un’idea semplice nella forma, ma profonda nella sostanza, che ha reso il campo da gioco uno spazio realmente accessibile e umano. Tecnico con oltre trent’anni di esperienza riconosciuta dalla FIGC, Vergnani ha ricoperto anche il ruolo di Commissario Tecnico della Nazionale di Calcio Amputati, portando competenze e sensibilità in un ambito dove lo sport diventa strumento di riscatto e consapevolezza. Ma chi lo ha conosciuto ricorda soprattutto il suo approccio: attenzione alle persone prima che agli atleti, rispetto prima della prestazione.

In un tempo in cui lo sport è spesso dominato da logiche di selezione e performance, l’esperienza di Renzo Vergnani ricorda che il calcio può essere ancora una scuola di vita, capace di includere, educare e unire. Un’eredità che resta viva ogni volta che un bambino scende in campo sentendosi, semplicemente, parte di una squadra.

    Ciao Renzo…