Non sono uomini. Sono uomini piccoli.

La violenza sulle donne non nasce all’improvviso. Comincia quando la sua libertà viene scambiata per una colpa. Quando il possesso viene chiamato amore. Ma l’amore non ferisce, non limita, non spegne. L’amore non mette paura. Chi usa la forza per dominare una donna non è un uomo forte. È un uomo piccolo, incapace di rispettare la vita, la libertà e la dignità di chi ha accanto. Ogni femminicidio non è solo una tragedia privata. È il fallimento di una società che troppo spesso arriva tardi, ascolta poco, sottovaluta i segnali. Serve insegnare che amare non significa possedere, che la gelosia non è una prova d’amore, che nessuna donna deve sentirsi in pericolo dentro una relazione. Il silenzio, davanti alla violenza, diventa complicità. Stop alla violenza sulle donne.
Sempre.

Addio a Giovanni Fossati, l’uomo che ha restituito libertà attraverso i cani guida

C’è chi lascia un segno, e chi cambia la vita delle persone. Giovanni Fossati apparteneva alla seconda categoria. Si è spento a 83 anni, a Limbiate, presidente del Servizio Cani Guida Lions, realtà d’eccellenza che da decenni rappresenta un punto di riferimento per le persone con disabilità visiva. Sotto la sua guida, quel centro non è stato solo un luogo di addestramento, ma una vera fabbrica di autonomia, capace di trasformare il rapporto tra uomo e cane in uno strumento concreto di libertà.
Fossati non ha semplicemente diretto un’organizzazione: ha contribuito a restituire indipendenza, sicurezza e dignità a centinaia di persone non vedenti. Ogni cane guida assegnato, ogni passo compiuto senza paura, porta con sé una parte della sua visione. Era solito chiamarli “angeli a quattro zampe”. Un’espressione che racconta molto più di un progetto: racconta un’idea di inclusione fatta di gesti concreti, silenziosi ma potentissimi. Negli anni, il suo impegno è stato riconosciuto anche istituzionalmente, come nel 2024 con il conferimento del Premio Rosa Camuna, simbolo di un lavoro che ha saputo unire competenza, umanità e senso del servizio.  Oggi resta il vuoto umano, ma anche un’eredità immensa: quella di un modello che dimostra come l’inclusione non sia solo un principio, ma una pratica quotidiana fatta di cura, dedizione e visione. Perché la vera forza di Giovanni Fossati non è stata solo quella di guidare un centro.
È stata quella di insegnare, ogni giorno, cosa significa restituire libertà agli altri.

 

Sport paralimpici: quando il limite diventa forza

Dal 22 al 24 aprile, a Bologna, in occasione di Exposanità, lo sport paralimpico diventa protagonista. Non solo una dimostrazione di abilità, ma un vero e proprio messaggio sociale: il limite non è un confine, ma un punto di partenza. Nel Padiglione 16, chiunque potrà mettersi alla prova, vivere l’esperienza sportiva in prima persona e scoprire quanto lo sport sia uno strumento potente di inclusione, autonomia e riscatto. Dietro ogni gesto atletico c’è una storia, fatta di determinazione, sacrificio e voglia di andare oltre. Lo sport paralimpico non chiede compassione, ma rispetto. Non racconta ciò che manca, ma esalta ciò che c’è: forza, coraggio e identità. Perché, a volte, è proprio nella fragilità che nasce la versione più autentica di noi stessi.

Dove gli adulti vedono limiti, i bambini vedono amore

Erika è una maestra d’asilo nonostante la sindrome di Down, ma con tutto ciò che la rende speciale. Da oltre dieci anni lavora in una scuola dell’infanzia a San Fior, dove ogni giorno accompagna i bambini con una sensibilità che molti definiscono rara. Non è solo un supporto: è presenza, empatia, sorriso. Ed è proprio questo che la rende unica.  Perché i bambini, a differenza degli adulti, non cercano etichette. Non vedono diagnosi. Non conoscono la cattiveria. Vedono chi li ascolta. Chi li abbraccia. Chi li capisce davvero. E in questo Erika è straordinaria. La sua storia non è solo un esempio di inclusione. È una lezione potente per tutti noi: il limite spesso non è nelle persone, ma nello sguardo di chi osserva. In un mondo che corre veloce e giudica ancora di più, Erika ci ricorda una verità semplice: la diversità non è un ostacolo, è una forma diversa di bellezza. E forse, se imparassimo a guardare il mondo con gli occhi dei bambini, scopriremmo che la cattiveria… non esiste davvero.