30 Maggio Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla: conoscere per includere

Il 30 Maggio di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, un’occasione importante per accendere i riflettori su una patologia neurologica cronica che coinvolge milioni di persone nel mondo. La sclerosi multipla non è sempre visibile agli occhi degli altri, ma può influire profondamente sulla vita quotidiana, sul lavoro, sulle relazioni e sull’autonomia delle persone che ne convivono ogni giorno. Informare, sensibilizzare e promuovere una cultura dell’inclusione significa contribuire a costruire una società più attenta ai bisogni di tutti, dove la fragilità non diventi mai motivo di esclusione. La consapevolezza è il primo passo verso il rispetto, la comprensione e la piena partecipazione di ogni persona alla vita della comunità.

 

Tre ragazzi che scelgono di trasformare la propria storia in qualcosa che può aiutare gli altri.

Tre ragazzi.Tre storie diverse.Tre modi completamente differenti di raccontare la disabilità. Ma la stessa voglia di rompere gli schemi.
Nella foto ci sono Sebastiano Gravina Videociecato⁠, Riccardo Aldighieri⁠ e Ivan Loriso con il progetto Abileconte.it⁠
Tre “mattacchioni”, sì. Ma anche tre persone che, ognuna a modo suo, stanno cambiando il modo in cui si parla di fragilità e inclusione.
Sebastiano Gravina, conosciuto sui social come “Videociecato”, racconta la vita da non vedente con ironia intelligente, autoironia e leggerezza, trasformando ciò che spesso viene visto come un limite in uno strumento per avvicinare le persone.
Riccardo Aldighieri, creator seguito da milioni di ragazzi, porta sui social la sua quotidianità con la paralisi cerebrale infantile, usando il sorriso e la spontaneità per dimostrare che la disabilità non cancella sogni, carattere e personalità. Il suo motto è chiaro: “rendere la propria debolezza un punto di forza”. 
E poi ci sono io, Ivan Loriso, che attraverso il blog Abileconte.it provo ogni giorno a raccontare la fragilità, dando voce a storie vere, difficili, ma anche piene di dignità, coraggio e umanità. Forse il bello di questa foto è proprio questo: non ci sono supereroi. Ci sono persone vere, con i propri limiti, le proprie cicatrici e la voglia di vivere senza nascondersi. Perché l’inclusione vera nasce anche così: da una risata, da una foto insieme, da tre ragazzi che scelgono di trasformare la propria storia in qualcosa che può aiutare gli altri.

Siamo tutti grati ad Alex Zanardi

Ci sono storie che non si limitano a essere raccontate. Restano. Si insinuano dentro, cambiano il modo in cui guardiamo le difficoltà, ci obbligano a rimettere a fuoco il senso stesso della parola “resistere”. La storia di Alex Zanardi è una di queste.
Zanardi non è stato solo un campione dello sport. È stato, un simbolo concreto di ciò che significa cadere e trovare, ogni volta, un motivo per rialzarsi. Dopo l’incidente del 2001 che gli costò entrambe le gambe, il mondo si fermò per un attimo. Ma lui no. Lui ha scelto di ripartire, di reinventarsi, di tornare a vivere con una forza che non si insegna, ma si trasmette. Per chi vive una condizione di fragilità fisica, emotiva o esistenziale  la sua storia non è solo ammirazione. È specchio. È possibilità. È la dimostrazione che anche quando tutto sembra spezzato, qualcosa dentro può ancora ricomporsi, più forte di prima.
La sua carriera nella handbike, le vittorie paralimpiche, il sorriso mai perso: ogni tassello racconta una verità semplice e potente  non siamo ciò che perdiamo, ma ciò che scegliamo di costruire dopo. E poi c’è il suo libro,  un dialogo sincero con la vita. Una dichiarazione d’amore verso ciò che resta, verso ciò che può ancora nascere, nonostante tutto.  Zanardi ci ha insegnato che la forza non è assenza di dolore. È la capacità di attraversarlo senza smettere di credere. Di credere che una strada, anche diversa da quella immaginata, esiste ancora. E forse è proprio questo il suo insegnamento più grande: non mollare non è un atto eroico. È una scelta quotidiana. 
Una scelta che, grazie a lui, oggi sappiamo di poter fare anche noi. Ciao Alex…grazie di tutto

 

Quando una città allena anche l’inclusione

L’Accessibilità non è solo una rampa o un bagno a norma. È possibilità di vivere lo spazio pubblico, fare movimento, stare all’aperto, sentirsi parte della città.

Queste immagini raccontano una forma concreta di inclusione urbana: attrezzi sportivi accessibili, pensati anche per persone con disabilità motoria. Non un’area “speciale” nascosta, ma uno spazio pubblico visibile, dignitoso, inserito nella città. Il messaggio è forte: la persona con disabilità non deve solo poter passare, deve poter restare, muoversi, allenarsi, partecipare. L’inclusione non ha bisogno di grandi discorsi. A volte basta guardare una piazza, un lungomare, un parco pubblico. Nelle immagini vediamo alcune attrezzature per il fitness inclusivo: pannelli e strumenti pensati anche per persone in carrozzina o con mobilità ridotta, utilizzabili all’aperto, in uno spazio comune, davanti agli occhi di tutti. Non sono semplici attrezzi sportivi. Sono un messaggio. Dicono che il movimento è un diritto. Che il benessere non appartiene solo a chi può correre, saltare o allenarsi in palestra. Che anche una persona con disabilità deve poter vivere la città non da spettatore, ma da protagonista. L’accessibilità vera non si limita ad abbattere una barriera architettonica. L’accessibilità vera costruisce possibilità: possibilità di uscire, incontrare, muoversi, allenarsi, scegliere.
Questi strumenti servono ad allenare braccia, spalle, coordinazione, mobilità e autonomia. Ma soprattutto allenano lo sguardo di una comunità: perché una città inclusiva non è quella che “tollera” la disabilità, ma quella che la considera nella progettazione degli spazi. E allora queste immagini ci ricordano una cosa semplice: l’inclusione non deve stare ai margini. Deve stare in piazza, nei parchi, nelle strade, nella vita di tutti i giorni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che l’attività fisica porta benefici fisici e mentali importanti, anche nella prevenzione di varie patologie e nel benessere generale inoltre ricorda che gli adulti con disabilità, quando possibile, dovrebbero svolgere attività fisica regolare, adattata alle proprie condizioni.