Cecilie Flatval: una donna, una mamma, un simbolo di coraggio

Ci sono storie che fanno riflettere e che arrivano dritte al cuore. Quella di Cecilie Flatval è una di queste. Cecilie era una donna norvegese, mamma di tre figli. A 42 anni ha scoperto di avere un tumore al seno metastatico, una malattia che avrebbe cambiato per sempre la sua vita. Ma Cecilie ha fatto una scelta importante: non nascondere la sua malattia. Ha parlato apertamente del dolore, delle difficoltà, anche quando non esiste più una possibilità di guarigione. Cecilie è morta nell’aprile del 2023, ma la sua storia continua a vivere.
A Oslo, in Norvegia, una statua in bronzo la raffigura a testa alta, con il petto scoperto e il segno della malattia sul suo corpo. Una statua che non racconta la perfezione, ma la vita vera. Perché una persona non perde il proprio valore quando si ammala. Perché ogni vita merita rispetto. Fino all’ultimo giorno.

Quando un figlio ha una disabilità, anche la coppia può attraversare momenti difficili

Coppie in crisi e figli con disabilità: quando anche l’amore fa fatica

Avere un figlio con disabilità cambia tante cose nella vita di una famiglia. Le visite, le terapie, le preoccupazioni per il futuro e le difficoltà di ogni giorno possono mettere a dura prova anche una coppia. A volte, senza nemmeno accorgersene, si smette di essere marito e moglie e si diventa soltanto mamma e papà. Si parla dei figli, dei problemi da risolvere, ma ci si dimentica di chiedere all’altro un semplice: “Come stai?” Arrivano così i silenzi, le incomprensioni e, qualche volta, anche le separazioni. Ma non è la disabilità di un figlio a dividere una coppia. Spesso sono la stanchezza, la solitudine e la mancanza di aiuto a pesare davvero. Anche una mamma può crollare. Anche un papà può sentirsi perso. E non bisogna vergognarsene. Perché dietro un figlio con disabilità ci sono anche due persone che hanno bisogno di sentirsi amate, ascoltate e mai lasciate sole.

Credo che queste famiglie abbiano bisogno di meno giudizi e di più comprensione e vicinanza.

Quando il ritmo cambia: la mia vita con la CIDP tra silenzi e musica di Daniele D’Andrea (Dekuma)

Ci sono momenti in cui la vita cambia ritmo senza chiedere il permesso. Per me, quel cambiamento ha avuto quattro lettere: CIDP, Polineuropatia Demielinizzante Infiammatoria Cronica. All’inizio erano piccoli segnali, quasi invisibili. Poi la quotidianità ha iniziato a cambiare: gesti prima scontati hanno richiesto più energia, la stanchezza ha assunto un significato diverso e ho dovuto imparare ad ascoltare un corpo che sembrava non seguire più il ritmo di prima. Non è stato semplice. La CIDP porta con sé anche l’incertezza e la necessità di accettare nuovi limiti senza permettere che siano loro a definire chi sei.
Ed è proprio lì che ho ritrovato qualcosa che mi apparteneva da sempre: la musica.
Come Dj e Beatmaker in arte Dekuma vivo tra piatti, sintetizzatori, frequenze e beat. Ma da quando la CIDP è entrata nella mia vita, la musica ha assunto un significato ancora più profondo. È diventata uno spazio di libertà, un luogo in cui per qualche momento non sono io a dover seguire il ritmo imposto dalla malattia: sono io a scegliere il tempo.
Questa esperienza mi ha insegnato la pazienza, mi ha reso più attento alle fragilità degli altri e mi ha fatto comprendere che essere vulnerabili non significa essere deboli. Significa, a volte, imparare a sentire la vita con una profondità diversa. La CIDP ha cambiato alcuni dei miei confini, ma non ha cancellato ciò che sono. Non ha spento la passione, i progetti e la voglia di continuare a creare. Oggi forse cammino con un ritmo diverso. Ma continuo a camminare. E finché dentro di me ci sarà una musica capace di dettare il tempo, ci sarà sempre un motivo per continuare a ballare. Abileconte.it vuole raccontare storie come quelle di Daniele dove difronte a una difficoltà, difronte a una disabilità non si è mai abbattuto anzi grazie a questa difficoltà ha scoperto un lato del suo carattere che non conosceva fino in fondo. Lottare per amore, lottare per le proprie passione, lottare per esserci.

Movi Manfredonia

Quando nasce un luogo, nasce anche una possibilità. Ci sono inaugurazioni che aprono semplicemente una porta. E poi ce ne sono altre che provano ad aprire nuove strade. A Manfredonia nasce la nuova sede di MOVI Manfredonia e ARS Manfredonia APS/ETS, uno spazio che vuole essere casa di solidarietà, volontariato, inclusione e partecipazione. E forse il significato più bello di questa inaugurazione è racchiuso proprio nell’immagine che accoglie chi entra: un adulto e un bambino, due supereroi che si guardano da lontano. Perché non tutti gli eroi indossano un mantello. A volte sono persone comuni che scelgono di esserci, di tendere una mano, di dedicare tempo agli altri e di trasformare una difficoltà in una possibilità.
Anche Abileconte.it ha voluto essere presente a questo momento. Alla presidente Monica Mantovano, alla vicepresidente Rita Colonna e a tutte le persone che daranno vita a questo spazio, il nostro augurio più sincero.