Padre Pio nella mia storia

Ci sono coincidenze che forse coincidono non sono. Nella mia storia, il nome di Padre Pio è comparso nei momenti in cui ero più fragile… e continua a comparire oggi che sto tornando a costruire. Il 23 dicembre 2022 nel giorno in cui probabilmente sono stato peggio durante il ricovero presso la Neurologia Universitaria degli Ospedali Riuniti di Foggia, tra dolore, paura e una condizione che sembrava togliere riferimenti e certezze, un infermiere mi regalò un dipinto di Padre Pio. Per molti poteva essere solo un quadro. Per me no. Quel quadro è diventato presenza, compagnia silenziosa, qualcosa che mi ricordava che anche nei giorni peggiori non ero solo. È stato accanto a me durante la lunga degenza e ancora oggi rappresenta uno dei beni più preziosi che possiedo.  Oggi frequento la Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio, luogo che mi sta aiutando concretamente a mantenere la condizione fisica che ho conquistato con fatica, seduta dopo seduta, fisioterapia dopo fisioterapia. E infine accade qualcosa che non avrei immaginato. Il sogno di raccontare il mio libro “La mia Forza e la mia Debolezza” insieme alla mia storia prende forma proprio davanti alle telecamere di Tele Padre Pio. Dal dolore alla riabilitazione. Dalla stanza d’ospedale alla televisione. Non so spiegare se sia destino, fede o semplicemente vita. So solo che, guardando indietro, sento che quel quadro arrivato nel momento più difficile non è mai stato davvero solo un quadro. E forse il messaggio più bello è questo: a volte ciò che ci salva non arriva facendo rumore. Arriva piano. E resta.
Ivan Loriso Abileconte.it

https://www.youtube.com/watch?v=ujQzc3Uc1dA

Campionati Italiani Parkinson: quando lo sport diventa un abbraccio

C’è uno sport che non misura solo punti, classifiche o medaglie. A volte misura il coraggio. Altre volte la voglia di esserci. E spesso la capacità di non arrendersi. A Cesena, durante la prima edizione dei Campionati Italiani Parkinson di tennistavolo, quaranta persone hanno dimostrato che una diagnosi non definisce chi siamo. Tra un servizio e uno scambio, è andata in scena qualcosa di molto più grande di una competizione: una giornata fatta di emozioni autentiche, sorrisi condivisi e storie che meritano di essere raccontate.
Ogni atleta ha portato in campo il proprio percorso, le proprie difficoltà e soprattutto la propria forza. Perché fare sport, in questi contesti, non significa solo allenare il corpo: significa ritrovare fiducia, costruire relazioni, sentirsi parte di qualcosa. Questa manifestazione ci ricorda una verità semplice ma potente: l’inclusione non nasce dalle parole, nasce dalle opportunità. E lo sport, quando è davvero accessibile, diventa uno straordinario strumento di libertà. Ad Abileconte.it crediamo che raccontare queste esperienze sia importante quanto viverle. Perché dietro ogni medaglia c’è una persona. E dietro ogni persona c’è una storia che può dare forza a qualcun altro. Anche se è difficile, continua nella direzione dei tuoi sogni. I Campionati Italiani Parkinson di tennistavolo si sono svolti a Cesena e hanno coinvolto quaranta partecipanti nella prima edizione ufficiale, con un forte focus sul valore umano e inclusivo dello sport.

Human Frequency: le storie diventano suono

Ci sono storie che non nascono per diventare semplicemente un racconto.
Ci sono storie che diventano vibrazioni, emozioni, connessioni capaci di attraversare le persone. È da questa idea che nasce Human Frequency, il nuovo progetto creato da Ivan Loriso, autore del libro “La mia forza e la mia debolezza” e fondatore del blog abileconte.it⁠ insieme a Daniele D’Andrea, in arte Dekuma, producer e DJ originario di San Severo. È un progetto umano che vuole utilizzare l’arte, le frequenze sonore e la comunicazione emotiva per avvicinare soprattutto i più giovani ai temi sociali, all’inclusione e alla fragilità umana. Perché oggi parlare ai giovani significa anche trovare nuovi linguaggi. E la musica è uno dei linguaggi più potenti che esistano. Dietro Human Frequency ci sono due percorsi diversi, accomunati dalla stessa malattia e dalla stessa volontà di trasformare il dolore in qualcosa capace di generare valore umano. Da una parte Ivan Loriso, che negli anni ha raccontato attraverso il suo libro “La mia forza e la mia debolezza” e attraverso il blog il tema della disabilità, dell’accessibilità, dell’inclusione e della dignità delle persone fragili, cercando di costruire uno spazio capace di dare voce a storie spesso invisibili. Dall’altra parte Daniele D’Andrea, classe 1991, conosciuto artisticamente come Dekuma. La sua storia parte da San Severo e dalla musica elettronica. A soli 11 anni si avvicina al mondo del djing, trovando nella musica un rifugio dalle difficoltà familiari e dalla durezza della realtà quotidiana. A 15 anni inizia il suo percorso artistico nei club del centro-sud Italia, vivendo la musica elettronica come libertà, espressione e identità. Negli anni cresce artisticamente, collabora con diversi artisti locali, organizza eventi, crea il suo primo studio di registrazione e sperimenta nuovi linguaggi musicali tra elettronica e hip hop. Nel 2019 parte per la Germania, dove perfeziona le proprie competenze nel mixing e nella produzione musicale. Dekuma. Un nome che racchiude significati profondi. “DE” richiama la parola demielinizzazione, un aspetto che caratterizza la sua  malattia, ma anche il concetto di decibel e frequenza sonora. “KUMA”, invece, in giapponese significa orso, simbolo di forza interiore, resistenza e rinascita. Ed è proprio qui che il suo percorso incontra quello di Ivan Loriso. Due persone accomunate dalla malattia rara  CIDP (Polineuropatia infiammatoria demielinizzante cronica) , dalla sofferenza passata e presente, dalla fragilità e dalla volontà di non lasciare che il dolore resti soltanto qualcosa di privato. Ivan attraverso la scrittura, la sensibilizzazione e il racconto umano. Dekuma attraverso la musica, i bassi, le frequenze e le emozioni. Nasce così Human Frequency. Un progetto che vuole trasformare storie vere in connessione autentica. Un percorso artistico e sociale che utilizza la musica come strumento per parlare alle nuove generazioni di temi spesso considerati lontani o difficili: disabilità, depressione, solitudine, rinascita, salute mentale, inclusione e resilienza. L’obiettivo è far capire ai più giovani che dietro ogni persona esiste una storia che merita di essere ascoltata. Human Frequency vuole abbattere il muro tra intrattenimento e consapevolezza sociale. Vuole dimostrare che anche la musica elettronica, spesso vista soltanto come evasione o divertimento, può diventare un mezzo per creare empatia, riflessione e umanità. Perchè alcune frequenze riescono ad arrivare dove le parole da sole non bastano. Il primo singolo di Human Frequency uscirà a giugno 2026, segnando l’inizio ufficiale di un progetto che vuole trasformare la musica in uno strumento di connessione umana e sensibilizzazione sociale.

                                      

Si ringrazia lo studio Room 71016 di Pasquale lo Zito e Pasquale D’Agostino per la collaborazione e per il supporto.  

 

La forza di trovare un senso, anche nelle difficoltà

Ci sono momenti della vita in cui tutto sembra spingere verso il basso. La stanchezza, le delusioni, la paura del futuro, il sentirsi soli o fuori posto. Ed è proprio lì che spesso nasce la domanda più difficile: “Che senso ha continuare?” Lo psichiatra e filosofo Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti, osservò una cosa straordinaria: non erano sempre i più forti fisicamente a resistere. A volte resistevano quelli che riuscivano a dare un significato al proprio dolore, quelli che avevano ancora un motivo per rialzarsi.
Un progetto, Una persona amata, Un sogno da completare. Anche solo la volontà di non arrendersi completamente. Dare un senso alla vita non significa vivere senza soffrire. Significa scegliere di non lasciare che la sofferenza decida chi siamo. Esiste sempre uno spazio, anche piccolo, tra ciò che ci accade e il modo in cui scegliamo di reagire. Ed è in quello spazio che vive la nostra libertà più autentica. Per questo motivo, anche nelle difficoltà, non bisogna smettere di cercare qualcosa che ci faccia sentire vivi: un obiettivo, una passione, un gesto utile verso gli altri, una parola gentile, una battaglia da affrontare con dignità.
Perché a volte il senso della vita non si trova nelle giornate perfette. 

Questo articolo la redazione di Abileconte.it lo dedica a un piccolo angelo. Buon viaggio Jenie. Z

Come il Fiore di Loto che emerge dal fango. Questo fiore sboccia alla vista del sole e si chiude al tramonto. Una breve metafora della vita. Ogni giorno ricomincia con forza e coraggio.