Andrea Bianco: l’uomo che ha insegnato a tanti come guardare davvero

Un nuovo modo di guardare la vita 

Ci sono persone che, senza alzare la voce, riescono a cambiare il modo in cui osserviamo il mondo. Andrea Bianco è una di queste. Scultore di Bolzano, ha perso la vista a soli 21 anni in un gravissimo incidente stradale. Dopo venti giorni di coma e mesi di ricovero, la sua vita sembrava essersi fermata. Invece, proprio da quel momento, è iniziato un nuovo percorso. Un percorso che lo avrebbe portato a diventare uno degli scultori italiani più apprezzati, dimostrando che il limite più grande non è la disabilità, ma il modo in cui scegliamo di guardare la vita. Andrea, però, ci tiene a fare una distinzione che fa riflettere. Non ama essere definito “cieco”. Preferisce il termine “non vedente”. Per lui, infatti, la vera cecità non riguarda gli occhi, ma il cuore. È cieco chi vive senza rispetto, senza empatia, senza la capacità di accorgersi dell’altro. Una riflessione potente che ci ricorda come si possa avere una vista perfetta e, allo stesso tempo, non riuscire a vedere ciò che conta davvero. Le sue mani raccontano ciò che gli occhi non possono più vedere. Marmo, legno, argilla e bronzo diventano strumenti attraverso cui prende forma un linguaggio universale fatto di emozioni. Le sue figure, spesso slanciate verso l’alto, invitano chi le osserva a “innalzare lo sguardo”, non solo fisicamente, ma soprattutto interiormente. È un invito a guardare oltre le apparenze, oltre i limiti, oltre i pregiudizi. Ciò che colpisce di Andrea Bianco non è soltanto il talento artistico, ma la sua missione. Da anni insegna tecniche di scultura anche ad altre persone non vedenti, dimostrando che l’arte appartiene a tutti e che il talento non dipende dalla presenza o dall’assenza di un senso. Come ama ripetere, lo spirito artistico ha molti meno pregiudizi di noi. La sua storia è un messaggio rivolto a ciascuno di noi. Viviamo in una società che spesso misura le persone per ciò che manca, anziché per ciò che possono offrire. Andrea ci insegna il contrario: ogni persona possiede un patrimonio di capacità, sensibilità e bellezza che aspetta solo di essere valorizzato. Su Abileconte crediamo che l’inclusione non significhi soltanto eliminare le barriere architettoniche, ma soprattutto abbattere quelle culturali. Significa imparare a riconoscere il valore delle persone prima della loro condizione. Andrea Bianco non ha semplicemente imparato a scolpire il marmo. Ha scolpito un nuovo modo di guardare la vita

La costanza che apre le porte dei sogni: la storia di Marco Fasanella

Ci sono storie che dimostrano come il talento sia importante, ma che senza costanza e determinazione difficilmente riesca a lasciare il segno. Quella di Marco Fasanella è una di queste. Campione del mondo di calcio paralimpico con la Nazionale italiana FISDIR nel 2017, Marco non ha mai permesso che la sindrome di Down definisse i confini della sua vita. Ha trasformato lo sport in uno strumento di crescita, autonomia e inclusione, diventando un esempio per tanti giovani e dimostrando che i limiti possono essere superati con impegno, sacrificio e fiducia in sé stessi.  Oggi la sua storia ha raggiunto un nuovo e importante traguardo: essere raccontata sulle pagine di “Io Valgo”, il magazine promosso dal Ministero per le Disabilità, una pubblicazione che raccoglie esperienze capaci di valorizzare il talento, il lavoro e l’autonomia delle persone con disabilità. Entrare in una rivista di rilievo nazionale significa dare voce non solo al proprio percorso, ma anche a quello di migliaia di persone che ogni giorno combattono per vedere riconosciute le proprie capacità. La storia di Marco ci ricorda che i sogni non si realizzano per caso. Si costruiscono con pazienza, un passo alla volta, affrontando gli ostacoli senza smettere di credere nelle proprie possibilità. La sua presenza su Io Valgo rappresenta un riconoscimento meritato e un messaggio potente: quando la costanza incontra la passione, nessun traguardo è davvero irraggiungibile.

Quando il cuore smette di essere una parola e diventa possibilità

Ci sono eventi che durano una sera. E poi ci sono eventi che lasciano una domanda dentro: perché non può essere sempre così?
“Il Talento incontra il Cuore” ci ricorda una cosa che ad Abileconte raccontiamo ogni giorno: il talento non appartiene a pochi, il talento appartiene a tutti. Serve solo qualcuno disposto a guardarlo davvero. Durante la serata, tra cucina, sorrisi, collaborazione e partecipazione, i ragazzi protagonisti hanno dimostrato che il valore di una persona non si misura dalle etichette, ma dalla possibilità concreta di esprimersi e sentirsi parte di qualcosa. Spesso il mondo parla di inclusione come se fosse un favore. In realtà l’inclusione è un’occasione: per chi viene accolto, ma soprattutto per chi impara a guardare oltre. Quando il talento incontra il cuore succede questo: non cambia solo una serata, cambia il modo in cui una comunità decide di vedere le persone. E forse è proprio qui che nasce il futuro: non nel chiedere spazio, ma nel costruire luoghi in cui nessuno debba più chiederlo.

Padre Pio nella mia storia

Ci sono coincidenze che forse coincidono non sono. Nella mia storia, il nome di Padre Pio è comparso nei momenti in cui ero più fragile… e continua a comparire oggi che sto tornando a costruire. Il 23 dicembre 2022 nel giorno in cui probabilmente sono stato peggio durante il ricovero presso la Neurologia Universitaria degli Ospedali Riuniti di Foggia, tra dolore, paura e una condizione che sembrava togliere riferimenti e certezze, un infermiere mi regalò un dipinto di Padre Pio. Per molti poteva essere solo un quadro. Per me no. Quel quadro è diventato presenza, compagnia silenziosa, qualcosa che mi ricordava che anche nei giorni peggiori non ero solo. È stato accanto a me durante la lunga degenza e ancora oggi rappresenta uno dei beni più preziosi che possiedo.  Oggi frequento la Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio, luogo che mi sta aiutando concretamente a mantenere la condizione fisica che ho conquistato con fatica, seduta dopo seduta, fisioterapia dopo fisioterapia. E infine accade qualcosa che non avrei immaginato. Il sogno di raccontare il mio libro “La mia Forza e la mia Debolezza” insieme alla mia storia prende forma proprio davanti alle telecamere di Tele Padre Pio. Dal dolore alla riabilitazione. Dalla stanza d’ospedale alla televisione. Non so spiegare se sia destino, fede o semplicemente vita. So solo che, guardando indietro, sento che quel quadro arrivato nel momento più difficile non è mai stato davvero solo un quadro. E forse il messaggio più bello è questo: a volte ciò che ci salva non arriva facendo rumore. Arriva piano. E resta.
Ivan Loriso Abileconte.it

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