Marco Fasanella: lo sport come passione, sacrificio e vittoria

La maglia azzurra come simbolo di appartenenza

Lo sport è passione, disciplina e condivisione. Per Marco Fasanella rappresenta tutto questo e molto di più. Il suo percorso sportivo racconta la storia di un atleta che ha trasformato il calcio in un terreno di crescita personale, dimostrando che il talento e la determinazione non conoscono limiti. Marco è uno dei protagonisti del calcio a 5 FISDIR, la federazione che promuove lo sport per atleti con disabilità intellettivo-relazionali. La sua carriera nasce dalla passione per il pallone, coltivata con costanza e spirito di sacrificio, qualità che lo hanno portato a vestire la maglia della Nazionale italiana. Indossare la maglia della Nazionale rappresenta per ogni atleta un traguardo straordinario. Per Marco Fasanella è diventato il simbolo di un percorso costruito attraverso allenamenti intensi, impegno e dedizione. Il momento più alto della sua carriera arriva nel 2017, quando conquista il titolo mondiale di calcio a 5 per atleti con sindrome di Down. Una vittoria che ha segnato una pagina importante dello sport inclusivo italiano, portando la Nazionale sul tetto del mondo. Quel successo non è stato soltanto un risultato sportivo, ma la dimostrazione concreta di come il lavoro di squadra, la preparazione atletica e la forza mentale possano portare a risultati straordinari. Il percorso sportivo di Marco è costruito su valori fondamentali. L’allenamento costante rappresenta la base del suo rendimento, un momento in cui si sviluppano tecnica, resistenza e concentrazione.

Nel calcio a 5 ogni movimento è studiato, ogni azione nasce dalla collaborazione tra compagni di squadra. Marco incarna perfettamente lo spirito di gruppo, dimostrando quanto la fiducia reciproca e il rispetto siano elementi fondamentali per raggiungere grandi risultati. Le competizioni internazionali a cui ha partecipato nel corso della carriera, tra mondiali, tornei europei e manifestazioni sportive dedicate, hanno contribuito a consolidare il suo ruolo all’interno del movimento sportivo paralimpico. La carriera di Marco Fasanella rappresenta un esempio concreto dell’evoluzione dello sport inclusivo. Il calcio a 5 FISDIR continua a crescere grazie ad atleti che, come lui, portano qualità tecnica e valori sportivi dentro e fuori dal campo. Il suo percorso dimostra come lo sport sia uno spazio in cui contano la preparazione, la passione e la voglia di migliorarsi. Ogni competizione diventa un’occasione per confrontarsi, crescere e contribuire allo sviluppo dello sport paralimpico italiano. Nel percorso sportivo di Marco, le medaglie e i trofei rappresentano traguardi importanti, ma il vero successo è la continuità, la capacità di rimanere protagonista nel tempo attraverso l’impegno e la determinazione. La sua storia sportiva racconta come il calcio possa diventare uno strumento di crescita, un ambiente in cui sviluppare capacità tecniche e valori che rendono lo sport un’esperienza unica. Marco Fasanella continua a rappresentare un punto di riferimento per il calcio a 5 inclusivo, dimostrando che la passione per lo sport è una forza capace di superare ogni ostacolo e di trasformare ogni partita in un’occasione per scrivere nuove pagine di sport.

4 Febbraio – La forza di chi combatte, la memoria di chi vive dentro di noi

Il 4 febbraio non è una data come le altre
È una giornata che ci invita a fermarci, respirare, riflettere. È la Giornata Mondiale contro il Cancro, una giornata che parla di dolore, di coraggio, di paura, ma soprattutto di vita.
Il cancro non è solo una malattia. È un viaggio che nessuno sceglie di intraprendere, ma che milioni di persone nel mondo affrontano ogni giorno con una forza che spesso passa sotto silenzio. È una battaglia che si combatte negli ospedali, nelle case, nelle stanze dove la speranza convive con la paura. Ma è anche una battaglia che si combatte dentro il cuore di chi sta accanto: familiari, amici, medici, infermieri, fisioterapisti, caregiver. Tutti diventano parte della stessa lotta. Questa giornata è dedicata a chi non ce l’ha fatta. A chi ha lasciato un vuoto che nessuno potrà mai riempire, ma che continua a vivere nei ricordi, nei gesti e nelle battaglie di chi resta. È dedicata a chi oggi combatte, spesso in silenzio, mostrando al mondo cosa significa resistere anche quando tutto sembra fragile.
Ed è dedicata anche a chi ha vinto. A chi ha attraversato il buio e ha ritrovato la luce. A chi porta sul corpo e nell’anima i segni di una guerra che cambia per sempre, ma che insegna anche il valore delle piccole cose: un respiro senza dolore, un sorriso, una giornata qualunque che diventa straordinaria. Il cancro ci insegna qualcosa che spesso dimentichiamo: la vita non va rimandata. Va vissuta adesso, con autenticità, con consapevolezza, con amore.
Come spesso raccontiamo su Abileconte, la fragilità non è sinonimo di debolezza. È la dimensione umana che si trasforma in forza.

La fragilità non è un limite da superare, ma un linguaggio da imparare ad ascoltare

La forza di chi non nasconde più le crepe

Per molto tempo ho creduto che mostrarsi forti significasse non esporre mai il fianco. Resistere. Restare in piedi anche quando il peso era troppo. Pensavo che la forza fosse silenzio, controllo, durezza. Oggi so che mi sbagliavo. La vita, a un certo punto, mi ha insegnato un’altra grammatica. Quella della fragilità. Non come resa, ma come verità. Ho imparato — sì, imparato — anche a piangere. E per piangere non intendo cedere, ma restare. Restare , anche quando qualcuno prova ad approfittarsi delle mie crepe. La fragilità non mi ha tolto forza. Me ne ha data un’altra. Più scomoda, meno appariscente, ma infinitamente più vera. È il luogo in cui non ho più bisogno di dimostrare nulla, perché so chi sono. 

La mia verità.  Ivan Loriso

 
 

Non diversità, ma unicità

L’eredità di un mister che ha insegnato l’inclusione col cuore

Nel calcio giovanile italiano c’è una storia che va oltre il risultato e la classifica. È quella lasciata in eredità da Renzo Vergnani, allenatore ed educatore che ha fatto dell’inclusione una pratica quotidiana, prima ancora che un messaggio da raccontare.
A un mese dalla sua scomparsa, avvenuta il 10 dicembre 2025, il messaggio di Renzo era e resta chiaro: nel calcio, come nella vita, non esiste la diversità, ma l’unicità delle persone. Vergnani è stato per anni alla guida della scuola calcio Bimbi Sperduti ASD, un progetto nato per permettere a bambini e ragazzi, con e senza disabilità, di giocare insieme, condividendo regole, emozioni e crescita. Un’idea semplice nella forma, ma profonda nella sostanza, che ha reso il campo da gioco uno spazio realmente accessibile e umano. Tecnico con oltre trent’anni di esperienza riconosciuta dalla FIGC, Vergnani ha ricoperto anche il ruolo di Commissario Tecnico della Nazionale di Calcio Amputati, portando competenze e sensibilità in un ambito dove lo sport diventa strumento di riscatto e consapevolezza. Ma chi lo ha conosciuto ricorda soprattutto il suo approccio: attenzione alle persone prima che agli atleti, rispetto prima della prestazione.

In un tempo in cui lo sport è spesso dominato da logiche di selezione e performance, l’esperienza di Renzo Vergnani ricorda che il calcio può essere ancora una scuola di vita, capace di includere, educare e unire. Un’eredità che resta viva ogni volta che un bambino scende in campo sentendosi, semplicemente, parte di una squadra.

    Ciao Renzo…